Overvaluation
Ilic, il grande salto è davvero mancato?

Ci sono giocatori che vengono bocciati perché deludono. E poi ci sono giocatori che fanno più discutere proprio perché non possono essere definiti veri e propri flop, ma non riescono nemmeno a diventare quelli che tutti immaginavano. Ivan Ilić appartiene alla seconda categoria. Quando il centrocampista serbo è arrivato in Italia, il suo profilo era quello del talento da valorizzare. Cresciuto nel settore giovanile della Stella Rossa e passato dal Manchester City, Ilić ha trovato nel Verona l’ambiente ideale per emergere. In gialloblù è diventato uno dei giovani più interessanti della Serie A, mostrando qualità tecniche e una maturità tattica non comuni per la sua età.
Il laboratorio scaligero, ma poi…
Quello visto in gialloblu, era un centrocampista moderno. Non un semplice regista davanti alla difesa e nemmeno un puro incursore. Un giocatore ibrido, capace di abbassarsi per ricevere il pallone, uscire dalla pressione avversaria e accompagnare l’azione offensiva. Nel sistema di Ivan Jurić, il suo talento veniva esaltato. In quegli anni, i veneti erano una squadra aggressiva, intensa, costruita sul pressing e sulle marcature uomo contro uomo, ma avevano anche bisogno di giocatori capaci di dare ordine quando il pallone veniva recuperato. E Ilić sembrava perfetto per quel calcio, grazie al suo fisico importante, al suo piede mancino elegante, alla sua personalità nel ricevere palla sotto pressione e alla sua capacità di giocare in verticale. Le sue stagioni 2020/21 e 2021/22 sono state quelle della consacrazione: 29 presenze con due gol nella prima annata completa in Serie A, poi 32 presenze in quella successiva, diventando un elemento stabile del centrocampo veronese. E soprattutto la sensazione che dava era quella di avere margini di crescita enormi.
Ed è stato così che è iniziata una vera telenovela di mercato. Infatti, prima del passaggio al Torino, il nome di Ilić è stato accostato con forza alla Lazio. Il motivo era soprattutto tattico: il giocatore sembrava avere caratteristiche molto vicine alle idee di Maurizio Sarri. Un centrocampista tecnico, pulito nella costruzione, capace di giocare in un calcio basato sul possesso e sulle uscite dal basso. Per mesi, il suo nome è rimasto sullo sfondo del mercato biancoceleste. Sembrava uno dei profili individuati per rinnovare il centrocampo, ma alla fine l’affondo decisivo l’ha fatto il Torino, che ha anticipato la concorrenza, acquistandolo dal Verona nel gennaio 2023. I granata avrebbero dovuto rappresentare il trampolino definitivo. Ma non tutto è andato come ci si sarebbe aspettato. Con la maglia del Toro ci sono senza dubbio stati momenti positivi, ma il buon Ivan non ha mai raggiunto quel livello di centralità che molti si aspettavano. La prima stagione completa sembrava promettente: 31 presenze e tre gol in campionato nel 2023/24. Però il problema non sono mai stati soltanto i numeri. Il punto è che Ilić non è mai diventato il giocatore perno attorno a cui costruire il centrocampo.
In Piemonte ha mostrato solo alcune delle sue qualità: buon palleggio, capacità di trovare linee di passaggio difficili ed eleganza tecnica. Sono però emersi anche i limiti, vista la poca continuità, i pochi strappi decisivi e le difficoltà nel prendersi la responsabilità nei momenti difficili. Nel complesso, è sempre balzato agli occhi un contributo offensivo inferiore rispetto alle aspettative. Il calcio del Torino, soprattutto nell’era post-Jurić, è stato spesso più fisico e meno orientato al dominio del possesso. Un contesto nel quale Ilić ha avuto un ruolo più da comprimario che da protagonista. La domanda dunque sembra essere solo e soltanto una: quanto vale davvero un giocatore che ha sempre mostrato qualità ma non ha mai fatto il salto? Rispondere non è così semplice. Il Verona aveva fatto vedere un possibile futuro centrocampista da grande squadra. Il Toro ha acquistato quel potenziale, ma non è riuscito a trasformarlo in rendimento costante.
Forse la Lazio di Sarri sarebbe stata davvero il contesto ideale. Forse no. Nel calcio non basta avere le caratteristiche giuste sulla carta: servono ambiente, ruolo, fiducia e continuità. Il serbo resta così uno dei casi più interessanti degli ultimi anni: non un flop, ma un investimento che non ha ancora restituito ciò che prometteva. Un giocatore che sembrava destinato a diventare un protagonista della Serie A e che invece è rimasto sospeso. Ma chissà che le prossime stagioni non sciolgano tutti i nodi. Con l’ipotesi addio che ovviamente, con il mercato aperto, sarà presa in considerazione. Potrebbe la soluzione giusta? Al campo e al futuro l’ardua sentenza.











