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Brasile, che caduta. Norvegia, che consacrazione

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Ci sono partite che possono segnare la fine di un’epoca, ma anche l’inizio della svolta. Fin troppo chiaro il riferimento al 2-1 con cui la Norvegia ha eliminato il Brasile. La Seleçao ha messo in mostra tutti i suoi difetti e i suoi limiti, confermando i dubbi che già erano sorti durante il cammino fino agli ottavi. I verdeoro, nonostante il tentativo di Ancelotti di creare un’identità, sembrano più che altro vivere aggrappati al peso della maglia e della storia. Dall’altra parte, gli scandinavi, hanno messo in campo la convinzione di chi sa di meritare quel palcoscenico. E vuole continuare a sognare.

La fine e l’inizio di un’epoca

La sensazione è che davvero i sudamericani non siano più quella superpotenza del calcio mondiale. L’ultima Coppa del Mondo conquistata risale al 2002. Da allora si sono susseguite giocatori importanti, commissari tecnici, rivoluzioni tattiche e promesse di rinascita. Eppure il campo ha parlato, con eliminazioni precoci e cocenti delusioni. Nemmeno Carlo Ancelotti è riuscito a spezzare il sortilegio. Sì, sicuramente il rigore sbagliato da Guimares avrebbe potuto indirizzare la partita. Ma quando è arrivato il momento di fare la differenza, sono stati Haaland e compagni a controllare la partita, a palleggiare, a gestire la manovra. E forse è questa la sconfitta principale, ancor di più di quella nel risultato.

Una Norvegia che pare essere l’esempio perfetto di come, con il lavoro, la progettualità e le idee, si possa arrivare in alto. Per anni è stata considerata una nazionale incompleta, dipendente esclusivamente dal talento di Erling Haaland e Martin Ødegaard. Oggi quell’etichetta non esiste più. Contro il Brasile non ha vinto soltanto l’attaccante del City con la sua doppietta, ma ha vinto un sistema e un impianto. Ha vinto una Nazionale capace di difendersi senza abbassarsi troppo, di soffrire senza perdere lucidità e di colpire con una freddezza quasi spietata. Ogni giocatore sapeva cosa fare, ogni sostituzione ha aumentato il livello della prestazione, ogni difficoltà è stata affrontata con una serenità, che fino a pochi anni fa apparteneva soltanto alle grandi nazionali, formate da grandi campioni. Dunque, un salto di qualità evidente. E ora nessun traguardo pare essere precluso. La sfida con l’Inghilterra, che sarà uno dei quarti di finale di questo Mondiale, ha il sapore della super sfida dove è meglio non fare pronostici con troppa certezza. Un match che senza dubbio promette spettacolo ed equilibrio. Ma al di là di come finirà, questo Brasile-Norvegia lascia già un’eredità precisa: da una parte una Seleção chiamata a rifondarsi davvero, dall’altra chi ha smesso di stupire e ha iniziato a convincere. Forse è questo il vero verdetto: un gigante che continua a cercare se stesso e una nuova potenza che non ha più paura di nessuno. Perché la storia pesa. Ma non basta per vincere le partite.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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