Overvaluation
Jashari, 35 milioni di dubbi: il grande investimento che non ha cambiato il Milan

Quando il Milan ha deciso di puntare forte su Ardon Jashari nell’estate del 2025, l’idea era chiara: aggiungere qualità, dinamismo e personalità a un centrocampo che doveva diventare il motore della squadra di Massimiliano Allegri. Il costo dell’operazione, superiore ai 35 milioni di euro, raccontava perfettamente le aspettative che il club e il ds Igli Tare riponevano nel giovane svizzero, reduce da stagioni molto convincenti in Belgio e considerato uno dei centrocampisti più promettenti d’Europa. I fatti però hanno detto altro. Il suo bilancio meneghino è infatti a dir poco deludente. Ma cosa non ha funzionato?
Un amore mai nato?
Definire Jashari un flop assoluto sarebbe probabilmente ingeneroso nei suoi confronti. Gli infortuni hanno avuto un peso significativo nel suo percorso e ne hanno rallentato l’inserimento in un campionato complesso, in primis dal punto di vista tattico, come la Serie A. Tuttavia, quando si valuta un acquisto di questa portata, non ci si può limitare alle attenuanti. Il giudizio deve tenere conto dell’investimento effettuato e dell’impatto prodotto sul campo. Ed è proprio qui che emergono i problemi, o quantomeno le riflessioni. Il Milan di Allegri ha vissuto una stagione caratterizzata da difficoltà nella costruzione del gioco, con scarsa continuità di rendimento, soprattutto nella seconda parte di stagione, e una generale mancanza di qualità nelle zone centrali del campo. In un contesto simile, il centrocampista ex Bruges avrebbe dovuto rappresentare una soluzione. Invece è rimasto spesso ai margini, senza mai riuscire a imporsi come titolare imprescindibile o a diventare il punto di riferimento tecnico che molti immaginavano. Le sue prestazioni sono state altalenanti, raramente decisive e d’impatto. Non ha inciso in termini di gol o assist, non ha cambiato il volto della manovra rossonera e non è riuscito a garantire quella leadership tecnica che ci si aspetta da un giocatore acquistato per guidare il presente e il futuro del centrocampo. Ed è per questo che, il confronto con le aspettative iniziali, è un qualcosa di inevitabile. Nell’estate del suo arrivo, Jashari veniva descritto come un centrocampista moderno, completo, capace di dominare entrambe le fasi di gioco. Un profilo sul quale il Milan aveva scelto di investire una parte importante del proprio budget. Dodici mesi dopo, la sensazione è che il club abbia ancora più domande che certezze.
Che futuro?
Naturalmente la sua storia in rossonero, quantomeno al momento, non è finita. L’età è dalla sua parte e una seconda stagione potrebbe raccontare una realtà molto diversa. Restano da capire quali saranno le volontà di Amorim, nuovo allenatore del Diavolo. D’altronde la storia parla di molti giocatori che hanno avuto bisogno di tempo per adattarsi alla Serie A. Atalanta e Roma starebbero monitorando con attenzione la situazione del centrocampista svizzero. Una cosa è certa: dopo una stagione così complicata, il 2026-27 rappresenterà un crocevia decisivo per la sua carriera. Perché se il primo anno può essere archiviato tra difficoltà e attenuanti, il secondo sarà quello della verità.











