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Pulisic, il protagonista che non aveva bisogno di segnare

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Nelle prime due partite degli Usa, in questo Mondiale casalingo, non ha ancora trovato la via della rete e non ha probabilmente firmato la giocata più spettacolare. Eppure Christian Pulisic si è preso la scena. Insomma, si tratta di una questione meramente e puramente narrativa. Come se si fosse in una serie tv. D’altronde, la rassegna iridata si presta a copioni di questo tipo, tra gli eroi annunciati, i comprimari destinati a diventare protagonisti, le sorprese che rubano il palcoscenico e i veterani che cercano un ultimo atto di gloria. E poi c’è sempre un personaggio attorno al quale sembra ruotare l’intera storia, anche quando il pallone non finisce in rete.

Il giocatore del Milan sta agendo proprio così. La ragione non va cercata soltanto nelle partite giocate, ma anche nel suo percorso. Fin troppo chiaro il riferimento al suo essere arrivato al Mondiale dopo una stagione particolare con i rossoneri. Un’annata che racconta bene il paradosso della sua carriera. Lo statunitense è stato, numeri alla mano, uno dei giocatori più continui e produttivi della squadra, spesso decisivo nei momenti importanti. Eppure non sono mai mancate le critiche. Il tutto è stato causa di cambiamenti, tensioni ambientali, discussioni tecniche e aspettative sempre elevate. In molti momenti, è sembrato essere l’uomo più affidabile del Milan, ma senza mai diventare il personaggio principale del racconto. E questa sembra essere una condizione che accompagna Pulisic da anni, fin da quando era stato presentato come il grande talento destinato a cambiare il calcio americano. La sua carriera si è sviluppata in una zona grigia tra fama e sottovalutazione. Troppo famoso per essere considerato un outsider, ma, allo stesso tempo,  non abbastanza celebrato per essere trattato come un top player a livello globale.

Poi arriva il Mondiale e il contesto cambia completamente, con gli Stati Uniti che ospitano la competizione. Il pubblico cerca un volto riconoscibile e i media hanno bisogno di una figura simbolica. Ed ecco che quel ruolo sta ricadendo inevitabilmente su di lui. Improvvisamente il giocatore che a Milano era uno dei tanti protagonisti, sta, giorno dopo giorno, diventando il centro della scena. Come se lui rappresentasse e incarnasse il sogno di una Nazionale che vuole stupire davanti alla propria gente. Perché l’obiettivo è dimostrare che gli Stati Uniti non sono più una comparsa nel calcio mondiale. Una storia che sta, via via, assumendo i contorni quasi da trama, con il personaggio che è colui ha attraversato diverse stagioni della storia, accumulando esperienza, aspettative e cicatrici, per arrivare finalmente all’episodio decisivo. Per questo, anche senza un gol da copertina, Christian Pulisic è riuscito a imporsi come uno dei volti del Mondiale. Perché i grandi tornei non vivono soltanto di statistiche. Anzi, a dirla tutta, contano soprattutto le storie.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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