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La Caduta degli Dei

L’enigma Kalinic: perché il re di Dnipro e Firenze ha fallito al Milan?

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L’esplosione al Dnipro, la conferma alla Fiorentina, ma poi al Milan qualcosa si è rotto. E, a dirla tutta, anche definitivamente. Insomma, la storia di Nikola Kalinic è una di quelle che fa sognare l’Olimpo, ma poi occorre fare i conti con la realtà.

Dnipro e Fiorentina top, ma al Milan…

Classe 1988, l’attaccante, in Ucraina, con addosso la maglia del Dnipro, è diventato un punto di riferimento per il calcio dell’Est europeo, segnando ben 37 gol in 86 presenze di campionato.La sua notte magica c’era stata in quel Varsavia, quando ha trascinato i suoi a una storica finale di Europa League nel 2015. Nella finalissima contro il Siviglia ha persino segnato il gol del momentaneo 1-0, prima della sconfitta per 3-2. Il croato in realtà si era fatto conoscere all’Hajduk Spalato, dove, in due stagioni da titolare fisso, dal 2007 al 2009, ha segnato ben 32 gol in 53 partite. Passato al Blackburn, in Premier League, ha faticato a imporsi. Ed è stato proprio l’esigenza di ritrovare centralità e continuità realizzativa che lo ha spinto, nell’estate del 2011, ad accettare la ricca offerta degli ucraini, ponendo le basi per la sua definitiva consacrazione europea. Dopo questo boom, è stato acquistato dalla Fiorentina su intuizione del tecnico Paulo Sousa. In Toscana ha vissuto il punto più alto della sua carriera in Italia, totalizzando 33 reti in 84 presenze complessive.  Il suo picco assoluto è datato 27 settembre 2015, quando ha segnato una leggendaria tripletta contro l’Inter a San Siro nel clamoroso 1-4 che portò la Fiorentina momentaneamente in testa alla Serie A. A colpire di lui è sempre stato il suo mettersi al servizio della squadra, il suo lavoro di sponda, i suoi movimenti e la sua capacità di far salire i centrocampisti.

Ed è stato il Milan, nell’estate del 2017, a investire oltre 20 milioni di euro su di lui, convinto di acquistare un bomber infallibile e già pronto per la Serie A. Le cose però sono andate il modo del tutto diverso. A contare sono state pressioni ambientali, equivoci tattici e una netta crisi di fiducia del giocatore. Arrivato tra lo scetticismo iniziale, in quanto i tifosi sognavano il grande nome internazionale, Montella ha provato a dargli fiducia, ma lo stesso mister, cambiando continuamente assetto e passando al 3-5-2, ha finito per creare un sistema di gioco dove il buon Nikola si trova spesso isolato in avanti, L’arrivo di Gattuso ha cambiato di poco le cose, visto anche la pubalgia che lo teneva ai box. Il tutto però ha creato un blocco mentale, una perdita della serenità, con il croato che appariva, di partita in partita, sempre più macchinoso, timido e fuori dal gioco. Il bottino di sole sei marcature spiega più di ogni parola.

Il post rossoneri e il presente

Dopo il flop al Milan nel 2018, la carriera del croato è stata caratterizzata da un continuo girovagare in Europa e da un romantico ritorno in patria, senza però mai ritrovarsi davvero. Ceduto all’Atletico Madrid, è stato chiuso da Diego Costa. Ha vinto comunque una Supercoppa Europea ma i numeri sono stati impietosi: appena quattro gol in 24 presenze totali. Tornato in Italia, alla Roma, ha vissuto un’annata da alternativa a Dzeko. In realtà però, la sua stagione, è stata condizionata dalla frattura del perone, chiudendo l’esperienza giallorossa con solo cinque reti. L‘Hellas Verona ha rappresentato l’ultima tappa di un periodo tormentato. Con gli scaligeri, ha dovuto fare i conti con  continui infortuni muscolari. Dopo solo sei centri con i veneti, ha deciso di tornare a casa per chiudere la carriera dove era iniziata. Nel gennaio 2024 ha firmato un contratto simbolico da 1 euro al mese con l’Hajduk  pur di aiutare il club a vincere un trofeo, riuscendo a portare a casa la Coppa di Croazia. Questa è stata per lui una grande soddisfazione prima di appendere le scarpette al chiodo. Subito dopo il ritiro, l’Hajduk Spalato lo ha nominato Direttore Sportivo. Un modo per chiudere il cerchio con il club con cui è cresciuto. alle notti magiche di Europa League ai fischi di San Siro, fino all’ultimo romantico capitolo nella sua Spalato. La sua storia pare dunque quella di un formidabile equilibratore prestato all’attacco. Un calciatore che ha dato il meglio di sé quando doveva lottare per la squadra, e che ha pagato il prezzo più alto proprio quando la squadra ha preteso che diventasse un solista, dovendo anche fare i conti con le aspettative e le pressioni di una big.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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