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Ancelotti e il Brasile, l’antieroe a caccia dell’ultimo grande capolavoro

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31 trofei ufficiali, tra cui cinque Champions e sette scudetti, in carriera da allenatore, guidando club in Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna. Di certo, Carlo Ancelotti non ha bisogno di presentazioni. La realtà però è che, a parte l’avventura da vice di Arrigo Sacchi in azzurro, quella che sta vivendo con il Brasile è la sua prima esperienza con una Nazionale. I verdeoro vengono da qualche delusione di troppo: l’ultima vittoria iridata è datata 2002, mentre in Russia e Qatar sono arrivate due dolorose eliminazioni ai quarti. Insomma, Carletto è il prescelto che, in questo Mondiale, ha il difficile compito di riportare la Seleção ai vecchi fasti. Però può farlo solo e soltanto a modo suo: come una sorta di vero e proprio antieroe.

L’equilibrio da trovare e l’enigma Neymar

Essere il primo allenatore straniero della storia a guidare il Brasile in una Coppa del Mondo non è roba da poco. Nel poco tempo a disposizione, Ancelotti ha puntato tutto sulla creazione di un legame forte con lo spogliatoio, valorizzando stelle che conosce bene come Vinícius. Più che un teorico della tattica, il suo ruolo è sembrato esser quello di un gestore psicologico capace di portare serenità in un ambiente schiacciato dalle pressioni. A dargli manforte ci sono stati veterani come Casemiro e Bruno Guimarães: i due centrocampisti hanno assimilato in fretta i suoi concetti di equilibrio, garantendo alla difesa una protezione che era mancata nelle passate edizioni. Questo blocco di esperienza, unito alla fiducia totale della Federazione sancita dal recente rinnovo, è l’ottimo punto di partenza. Di contro, la squadra fatica ancora a trovare il perfetto bilanciamento, ed è proprio su questi automatismi e sulla fluidità di manovra tipica dei suoi club che il buon Carlo dovrà lavorare nei prossimi giorni. La sensazione è che l’allenatore di Reggiolo stia cercando il giusto mix tra i suoi dogmi e le enormi aspettative che accompagnano la nazionale brasiliana, che ha sempre fatto dello spettacolo e dell’offensivismo i suoi marchi di fabbrica. Senza dimenticare che gran parte dell’attenzione mediatica si è concentrata su Neymar, con il paradosso dell’infortunio che lo costringerà a saltare le prime partite. Insomma, da quelle parti la tranquillità non può essere di casa. Ma Carletto non è mai stato abituato alle cose facili.

Il Marocco e l’ultimo grande atto

Un Paese intero non vince un Mondiale da 24 anni e per lui si tratta dell’esordio assoluto da commissario tecnico nella competizione, con un unico obiettivo: vincere, perché conta solo questo. E perché, guardando il suo palmarès, a Re Carlo manca solo questo sigillo. Sarà come l’ultima puntata di una serie TV già bellissima, o il finale di un film di cui si cambia il copione all’ultimo secondo. La partita d’esordio contro il Marocco darà le prime, reali risposte. Perché è proprio quando si alza l’asticella che i grandi sanno trovare le soluzioni. E per l’ultimo grande atto serve l’ultimo coniglio estratto dal cilindro.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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