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Overvaluation

Samardzic e Atalanta, storia di un amore mai davvero sbocciato

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Samardzic

All’Udinese Samardzic appariva come un giocatore di un’altra categoria, con un contesto era cucito su misura per le sue pause e i suoi lampi. In Friuli, chiudendo la sua esperienza con 13 gol e 8 assist in 93 presenze, era il fulcro tecnico di una squadra che spesso gli permetteva di “gestire” i ritmi, aspettando la sua giocata risolutiva. Ed è stato tutto questo a convincere l’Atalanta a puntare su di lui. Ma cosa non sta funzionando?

Questioni di contesto

La sensazione di un film già visto è davvero molto forte. E questo perché anche la scorsa stagione (2024/25), la sua prima a Bergamo, era scivolata via tra lo scetticismo generale: 31 presenze in Serie A ma con soli 2 gol e un minutaggio spesso frammentato (circa 1140 minuti totali). A migliorare i numeri le tre reti nelle Coppe, ma il giudizio finale, di certo, non può esser cambiato per questo. Un copione difficile da comprendere o, a dirla tutta, da scrivere, con Gasperini che faticava a trovargli una collocazione tattica fissa, vedendolo più come un’arma da partita in corso che come un perno del centrocampo e un titolare inamovibile . Nonostante qualche lampo, come il gol nel playoff di Champions, la sua prima annata è stata, sotto troppi punti di vista, una delusione.

Il problema è che anche questo secondo anno sta scivolando via senza quel salto di qualità che l’ambiente si sarebbe aspettato dall’ex Udinese. Anzi, le ultime settimane confermano una parabola discendente.I numeri e le prestazioni recenti dicono che non c’è stata evoluzione. Nelle ultime gare di aprile e inizio maggio, Samardzic è finito spesso ai margini del progetto tecnico. È rimasto in panchina per intere partite contro Juventus, Roma e Lecce, segnale che nelle sfide pesanti si preferisce puntare su altri. Un talento che dunque appare sempre più incapace di assorbire quella mentalità agonistica necessaria per fare il titolare in una grande. Non v’è dubbio che i momenti di delizia tecnica ci siano stati, ma sono stati troppe alternati a passaggi a vuoto, con questi capitati quando ci sarebbe stato bisogno di dare quella spinta in più.

E il futuro?

Il fatto che a distanza di un anno si parli ancora di mancanza di continuità suggerisce che il problema non sia stato solo l’adattamento iniziale, ma un limite strutturale nel reggere l’intensità richiesta a Bergamo. Se nella prima stagione gli si concedeva il beneficio del dubbio, in questa seconda le domande non possono non essere tante. e. Resta da capire se l’Atalanta avrà ancora la pazienza di aspettare un talento che sembra viaggiare a una velocità diversa rispetto al resto del gruppo. A 24 anni il tempo c’è ancora, ma bisogna saperlo sfruttare.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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