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Editoriale

Inter, lo scudetto di Chivu: l’arte di rigenerare un gruppo

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Chivu

C’è un nome, scritto in maniera indelebile su questo scudetto dell’Inter. Il nome di Cristian Chivu, che ha centrato il bersaglio grosso al primo colpo, mostrando una freddezza e una lucidità fuori dal comune. Mentre Milano esplode nei festeggiamenti per il ventunesimo scudetto nerazzurro, il tecnico sceglie di restare defilato, quasi commosso, abbracciando i suoi ragazzi in una notte che profuma di destino. Il trionfo è arrivato proprio contro il Parma, contro il “suo” Parma, la squadra che lo aveva lanciato come allenatore e contro cui, nel 2008, vinse il suo primo titolo da calciatore.

Se ne sta in disparte, ma la sua è una piccola impresa. Certo, come scrive il nostro Gianpiero Farina, le altre pretendenti hanno deluso, si sono scontrate con i loro limiti e con i loro difetti, ma il lavoro del tecnico romeno è andato oltre il campo. E’ entrato in punta di piedi in uno spogliatoio che sembrava sul punto di esplodere, logorato e “spompato” dai rimasugli dell’era Inzaghi.

Chivu ha dovuto agire innanzitutto come psicologo, ricreando un’alchimia interna che pareva perduta tra baruffe dialettiche estive (come quelle tra Calhanoglu e Lautaro) e un avvio shock caratterizzato da due sconfitte nelle prime tre giornate. Facendo tesoro degli insegnamenti di maestri come Capello, Spalletti e Mourinho, ha saputo rigenerare l’autostima del gruppo, trasformando i “cattivi pensieri” in energia vincente. Ha saputo guardare alla continuità (la base è sempre stata il 3-5-2 di Inzaghi), ma anche alle innovazioni: ha alzato il baricentro, puntato sulla verticalità e imposto un pressing feroce sulla trequarti. La sua Inter non è stata perfetta, ma ha mostrato ferocia, scacciando quella supponenza che portava a sottovalutare i rivali più deboli.

Tra i suoi meriti principali spiccano poi il rilancio di Calhanoglu, la centralità data a Zielinski e la valorizzazione di giovani talenti come Pio Esposito. Non sono mancati i momenti di tensione, come la gestione comunicativa diventata più polemica nel finale o il “caso Bastoni”, ma tutto è servito a proteggere il gruppo. Così Chivu entra nella storia: è il primo, 88 anni dopo Castellazzi, a vincere lo scudetto con l’Inter sia come giocatore che come allenatore. Ha dimostrato che la superiorità dell’Inter non era solo sulla carta, ma andava riaccesa nella mente dei calciatori. Ora, con il tricolore sul petto e il mirino sulla Coppa Italia, il tecnico guarda già al futuro, con l’obiettivo di alzare l’asticella anche in Europa.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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