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Inter, lo scudetto della consapevolezza. Ma gli avversari?

L’Inter vince il suo scudetto numero 21. Decisiva è stata la vittoria contro il Parma, arrivata grazie alle reti di Thuram e Mkhitaryan. Il tutto in una partita che, fin dai primissimi minuti, ha avuto i contorni di una festa. Il Parma ha provato a non esser la vittima sacrificale, avendo anche qualche occasione, ma, alla fine. la voglia di tricolore dei nerazzurri, ha fatto inevitabilmente la differenza. Ora però, a mente fredda, viene quasi da chiedersi una cosa: è stato più un successo di Calhanoglu e compagni o sono state più le mancanze degli avversari?
In primis va detto una cosa e lo si può fare usando una sorta di vera e propria frase e fatta: onore a vincitori. E questo perché l’Inter ha senza alcun dimostrato di essere la squadra più forte, con un campionato che, al di là di qualche velleità di rimonta, è sembrato chiuso già ad aprile. Applausi a Chivu, la cui scelta, in estate, non aveva certo convinto tutti. Il tecnico rumeno è stato bravo sopratutto a inizio stagione, quando la partenza è stata tutt’altro che idilliaca. A quel punto serviva toccare le corde giuste, sopratutto dal punto di vista mentale e sopratutto con alcuni giocatori ancora scossi da com’era finita lo scorso anno. Insomma, la differenza l’hanno fatta le motivazioni. La sua gestione è stata a dir poco chirurgica, anche per aver rigenerato alcuni senatori. E gli avversari? Il Napoli ha troppo spesso dovuto fare i conti con gli infortuni, con Conte che, per grande parte dell’annata, ha allenato una squadra che, per caratteristiche dei giocatori, non era più la sua. Insomma, la sfortuna ha sicuramente fatto il suo, ma ha inciso anche un’identità tecnica ibrida che ha richiesto troppo tempo per carburare. In casa Milan pesano i punti persi con le piccole, anche se, a livello di rosa, i rossoneri non sono mai apparsi da scudetto. Dunque una mancanza di cinismo, ma anche una sorta di vero e proprio difetto strutturale E la Juventus? Il lavoro fatto da Spalletti è stato ottimo, ma, numeri alla mano, i bianconeri non sono mai realmente stati vicini alla vetta della classifica. L’ex CT ha dato organizzazione e gioco, ma ha pagato un gap qualitativo nella rosa che, nei momenti decisivi, non le ha permesso di tenere il passo dei nerazzurri.
In definitiva, l’Inter ha avuto il merito di avere una forza tale da non lasciare diritto di replica. E mai come in questo caso questo è stato lo scudetto della consapevolezza. Quindi, merito dell’Inter o demerito degli altri? Forse la risposta più corretta è che quella meneghina è stata l’unica squadra capace di non battere sé stessa. Mentre Napoli, Milan e Juve lottavano contro i propri limiti strutturali e fisici, Chivu ha saputo isolare il gruppo e trasformarlo in una macchina da punti. E l’allenatore ha messo in mostra conoscenza dell’ambiente e gestione psicologica, aspetti che valgono quanto i dettami tattici. Questo scudetto porta la sua firma silenziosa: quella di chi ha saputo toccare le corde giuste al momento giusto, trasformando i dubbi estivi in una festa tricolore che San Siro non dimenticherà facilmente.











