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Farioli Re del Portogallo: il trionfo della sua filosofia

Francesco Farioli entra nella storia. E lo fa a modo suo, conquistando il titolo al suo debutto e alla sua prima stagione in Portogallo. Il trionfo con il Porto può davvero essere considerata un’impresa notevole, visto il cammino, la continuità e il gioco messo in mostra. Il successo del giovane tecnico italiano conferma una crescita costante iniziata anni fa, premiando la sua capacità di adattamento tattico alle sfide del campionato lusitano, frutto di un’intelligenza e di una preparazione troppo spesso messa in discussione. Tutto si lega alla beffa dello scorso anno con l’Ajax, con un titolo sfumato per un solo punto all’ultima giornata.
Insomma, si può tranquillamente dire e affermare che questa vittoria rappresenti per lui il riscatto ideale e tanto atteso. Un traguardo e un risultato che passa inevitabilmente dalla forza mentale di un allenatore capace di trasformare una cocente delusione in un trionfo immediato. E non può essere certo un caso che Farioli sia riuscito, fin dalle primissime partite, a plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. Il tutto si è basato su un 4-3-3 fatto di calcio posizionale, offensivo e che ruota attorno alla costruzione dal basso, alla compattezza difensiva, al possesso palla e all’aggressività. Dunque principi cardine che, sulla carta, appaiono semplici, ma, che per essere traslati sul campo richiedono un lavoro dettagliato. Un ragionamento che porta a ricordare e a sottolineare come l’allenatore del Porto incarni quella che può essere descritta come la figura del tecnico filosofo nel calcio moderno. Laureato in Filosofia e profondo conoscitore delle neuroscienze applicate, adotta un approccio estremamente razionale e analitico. Definito tante volte un mister pensante, riesce a coniugare una cura maniacale per la tattica con una spiccata sensibilità verso la gestione umana e motivazionale. Ed è anche per questo che le sue squadre controllano il match attraverso un possesso palla ragionato e un’occupazione scientifica degli spazi, pronti però a verticalizzare con precisione millimetrica quando si apre un varco nelle difese avversarie.
Il successo di Oporto è la risposta più fragorosa a chi vedeva nel suo calcio troppa teoria e poca sostanza. Con la laurea in tasca e il titolo al collo, Farioli ha dimostrato che le idee non sono un limite, ma possono essere un binario e una scelta per raggiungere l’eccellenza, o quantomeno i propri obiettivi. Il futuro non è più un’ipotesi, ma chissà che gli apra le porte della Serie A.











