Dalla periferia di Biella alle luci della New Balance Arena. La favola di Edoardo Motta sembra scritta per una serie TV di cui lui, classe 2005, è il protagonista assoluto. Una storia fatta di sogni d’infanzia, porte chiuse in faccia e una redenzione che profuma di gloria.
Il sogno infranto, la rinascita in provincia e il destino
Cresciuto con il cuore bianconero, Motta entra nella Juventus a 11 anni, partendo dalla scuola calcio Soccer Spartera. Sembrava l’inizio di un amore eterno, ma al compimento dei 18 anni la Vecchia Signora decide di voltare pagina, puntando su altri profili. È il momento più duro: il no”della sua squadra del cuore. Edoardo però non si arrende e inizia una vera gavetta tra i professionisti, con Alessandria e Monza, dove vince il campionato Primavera 2. Poi è la volta della Reggiana. Il club emiliano ci vede lungo e investe 600mila euro per riscattarlo. In Serie B, alternandosi con Bardi, Motta impara a gestire il peso della porta, crescendo errore dopo errore. A gennaio la Lazio fiuta l’affare, pur prendendosi non pochi rischi e lo porta a Roma per un milione di euro. Doveva essere il vice-Provedel, una giovane promessa da far crescere con calma. Ma il destino ha altri piani: l’infortunio del titolare lo scaraventa nella mischia della Serie A. Dopo un inizio di assestamento, la scintilla scocca contro il Milan, per poi divampare con il rigore parato a Orsolini a Bologna. È il preludio all’apoteosi: la semifinale di Bergamo contro l’Atalanta, dove neutralizza quattro tiri dal dischetto, trasformandosi ufficialmente in un eroe biancoceleste.
Oggi Motta è un pilastro della Nazionale Under 21 e la certezza del presente laziale. Mentre a Torino aumentano i rimpianti per quel talento lasciato partire troppo presto, i tifosi biancocelesti già immaginano la prossima puntata di questa serie tv. La finale di Coppa Italia è alle porte, e con un paratutto così, sognare non costa nulla.
