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Bologna-Roma, il peso del rimpianto e la sfida dei nuovi volti

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Roma Zaragoza

1 a 1 e palla al centro. Bologna-Roma, questo ottavo europeo tutto giocato in casa nostra, finisce in parità. Si deciderà tutto al ritorno, allo Stadio Olimpico, ma qualcosa appare già evidente. Ed è una piccola differenza che ha il sapore del rimpianto oppure della possibile rivalsa; di ciò che poteva essere e invece non è stato, di una carta da giocare che adesso può fare la differenza.

La piccola, grande differenza tra Bologna e Roma è tutta in due degli uomini copertina di questa partita, o meglio, due uomini d’attacco. Da un lato Jonathan Rowe, classe 2003, talento inglese arrivato in Emilia-Romagna in estate. Dall’altro Bryan Zaragoza, spagnolo di 24 anni, l’ala mancina di piede destro tanto richiesta da Gasperini.

Ecco, la differenza tra le due squadre in questo match d’andata è tutta in questa sfida, in questo scontro (non tra titani), in questo gioco di figurine. “Chiaramente sono giocatori arrivati negli ultimi giorni di gennaio, hanno bisogno di inserimento e banalmente di conoscenza con i compagni – ha detto il tecnico della Roma nel pre-partita, riferendosi allo spagnolo e a Venturino – Ha già giocato alcune partite da quando è arrivato, a Napoli ha fatto un assist per Malen, ci aspettiamo tanto da lui”.

E quel “tanto” non è ancora arrivato. Sui piedi di Zaragoza, infatti, capita l’unica, grande occasione della Roma nel primo tempo, ma viene sprecata con un tiro che non centra neanche lo specchio della porta.

Dall’altro lato, invece, c’è un giocatore che è stato una costante spina nel fianco della difesa romanista, orfana tra l’altro di due pilastri come Mancini ed Hermoso. Rowe è sempre apparso nel vivo del gioco: rapido ma allo stesso tempo fisico, abile a destreggiarsi e a trovare soluzioni per i compagni. Il gol di Bernardeschi è frutto di una sua invenzione. Saranno stati complici anche El Aynaoui e Celik, poco decisi nel contrasto, ma c’è tanto di suo; tanto di un calciatore che proprio la Roma ha seguito a lungo in estate, per decidere poi di inseguire i fumi di Sancho.

Un inseguimento durato mesi, una telenovela infinita, che ha portato alla grande lacuna di questa stagione dei giallorossi: un attacco monco, privo della casella indicata come fondamentale da Gasperini.

Un attacco che adesso, in questa doppia sfida europea con intermezzo lariano in campionato, dovrà fare a meno di Dovbyk e Ferguson, di Dybala e Soulé. Un reparto che si regge sull’imprescindibile Malen, che prova a tirare fuori il meglio da Vaz e Venturino e che si aggrappa a Pellegrini – il peggiore nella sconfitta di Genova, ma decisivo giovedì sera. Ci si aggrappa a quello che si ha, ma il rimpianto rimane. Un rimpianto che, per il Bologna, può essere la carta decisiva per la qualificazione.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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