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Editoriale

Inter, la supremazia e la leggerezza

L’Inter oggi trasmette una sensazione rarissima nel calcio di vertice: quella della leggerezza. Non superficialità, attenzione. Ma assenza di zavorre mentali e atletiche.

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Marcus Thuram che festeggia un gol con la maglia dell'Inter

La squadra di Chivu sembra avere un pensiero fisso, quasi ossessivo, che si chiama scudetto. Tutto il resto è sullo sfondo. E quando una squadra entra in questa modalità, anche le partite contro avversari coraggiosi, ostici, chiusi diventano terreno di conferma.

Lo ha dimostrato la partita di ieri contro il Sassuolo, che ha provato a giocarsela e infatti ha subito cinque reti. Una serata quasi perfetta per Chivu, che intanto allunga mentalmente sul Milan che giocherà martedì sera. Dimarco ha confezionato tre assist e colpito anche una traversa, confermando come il suo sinistro sia diventato uno strumento di precisione chirurgica. Lautaro ha segnato il gol numero 171 in nerazzurro, raggiungendo Boninsegna al terzo posto tra i marcatori della storia interista. Thuram si è sbloccato dopo un mese senza segnare. Luis Henrique ha trovato il primo gol con la maglia dell’Inter, firmando il 5-0 con il gesto tecnico più bello della serata. In mezzo, i gol di testa di Bisseck e Akanji raccontano la natura di una squadra in cui anche i difensori partecipano attivamente alla produzione offensiva.

La dimensione della supremazia interista emerge soprattutto guardando i numeri della stagione. Nelle prime dodici giornate erano arrivati 24 punti, frutto di otto vittorie e quattro sconfitte, con l’ultima rappresentata dal derby d’andata. Nelle seconde dodici giornate i punti sono diventati 34: undici vittorie e un solo pareggio. È la fotografia di una crescita continua, di una conoscenza sempre più profonda tra un gruppo rimasto in gran parte quello degli anni precedenti e il nuovo allenatore. Chivu ha parlato poco di rivoluzione, ma nei fatti ha costruito una seconda squadra: cambi naturali come Bisseck per Acerbi, l’inserimento di Akanji, e soluzioni nate dalle emergenze come Luis Henrique, Sucic e Zielinski, che ormai sembra destinato a restare centrale. Il prezzo pagato è stato qualche fatica europea, con il playoff Champions che resta una seccatura, ma il primato in campionato è il contrappeso perfetto.

I numeri offensivi completano il quadro: 57 gol segnati, un volume enorme ma coerente con la quantità di occasioni create. Otto clean sheet nel periodo recente raccontano invece la solidità difensiva. E poi c’è la fotografia statistica totale, quella con cui, secondo Andrea Marinozzi di Cronache di Spogliatoio, “l’Inter sta cannibalizzando la Serie A”. Inter prima per gol, xG, tiri verso la porta, tiri nello specchio, conversione e grandi occasioni create. Prima per tocchi in area, per gol da corner, per xG da palla inattiva. Prima nei gol di testa, nei gol da fuori area, nei gol da recupero offensivo e nei gol dei subentrati.

È la definizione perfetta di una rosa lunga, completa, competitiva. E quando una squadra domina in ogni voce statistica, oltre che in classifica, il rischio per il campionato è uno solo: essere cannibalizzato.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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