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Editoriale

Lo sfogo di De Rossi: c’è davvero un problema rigori?

Dal penalty di Marassi alle lacune del regolamento: perché i difensori sono diventati le vittime della tecnologia. L’analisi sul momento critico degli arbitri di Rocchi

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Daniele De Rossi alza la voce dopo Genoa-Napoli: basta "rigorini"

Non può certo passare inosservato lo sfogo di Daniele De Rossi post Genoa-Napoli. Al tecnico dei liguri non è andato giù il rigore, assegnato nei minuti finali, che ha deciso la sfida. Parole le sue che aprono una riflessione sulla tematica e soprattutto su eventuali lacune regolamentari.

È passato un po’ di tempo da quando Mourinho, dopo un derby perso, ha parlato di rigori moderni. Ancor più sdoganato e utilizzato, anche dagli addetti ai lavori, è il termine rigorini. Fin troppo chiaro il riferimento a penalty assegnati per contatti minimi o che possono essere definiti di gioco e da campo. De Rossi è soltanto l’ultimo degli allenatori che ha evidenziato il problema, parlando di un regolamento che si sta, in un certo senso, disumanizzando. A pagare sono sempre i difensori, in evidente difficoltà e puniti per situazioni che, molto spesso, appaiono quasi inevitabili in un sport che resta di contatto.

Ma cosa fa l’AIA dal canto suo?Rocchi ha ammesso in più occasioni le difficoltà nel raggiungere un’uniformità di giudizio, specialmente sugli step on foot. Ancor più complesso la situazione che riguarda i falli di mano. E questo perché i parametri continuano a variare, rendendo difficile comprendere quando un tocco sia punibile o meno.  Da non dimenticare il protocollo VAR, Basandosi su quest’ultimo, la tecnologia non dovrebbe e potrebbe intervenire in episodi non eclatanti. Non sempre però sembra essere così e anche qui ci si affida molto all’interpretazione soggettiva. Questo finisce inevitabilmente per creare casi giudicati differentemente e conseguente frustrazione in calciatori e allenatori. Gli esempi, sotto questo punto di vista, potrebbero essere molteplici.  In sintesi, il problema non è solo negli errori umani, ma in un regolamento giudicato troppo punitivo e in uno strumento, il VAR, che, analizzando ogni singola giocate e azione al rallentatore, finisce per sanzionare dinamiche che nella realtà del gioco non avrebbero rilevanza. Ma quale può essere dunque la soluzione? Difficile dirlo. Forse, come ha sottolineato De Rossi, non resta che adattarsi. Per quanto risulti davvero difficile far adeguare i difensori a modo di difendere totalmente differente. La sensazione è che le polemiche saranno dure a morire.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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