Editoriale
Conte e la cultura della vittoria che fa ancora la differenza
La Supercoppa mostra ancora una volta il peso del metodo di Conte nei momenti decisivi

La finale di Supercoppa, andata in scena lunedì, può essere considerata come le due facce della stessa medaglia. Il Napoli porta a casa un torneo importante e ritrova certezze che probabilmente parevano un po’ smarrite, mentre il Bologna fa i conti con un ko da analizzare e da cui trarre insegnato.
Conte sa come si vince
La doppietta di Neres ha permesso a Conte di riprendersi la scena. In tanti hanno considerato il tecnico dei partenopei incapace di gestire i tanti impegni ravvicinati, ma, quando contava, ha gestito bene due partite così importanti. Quando c’è un scopo, una meta e un obiettivo, le sue squadra tirano sempre fuori esuberanza e famelicità. Gli azzurri hanno strameritato sia contro il Milan che in finale, dominando gli avversari. Una dimostrazione di forza che è una risposta ai critici, ma anche un messaggio al campionato.
Il ko con l’Udinese aveva creato un clima un po’ plumbeo e cupo, ma questo trofeo può riportare entusiasmo. Entusiasmo che è quello che ha David Neres, autore della doppietta decisiva. 90 minuti da fenomeno per dimostrare di poter essere pilastro di questo Napoli. Un po’ come Hojlund, che ha imparato a giocare spalle alla porta: quando non segna, fa segnare. E Antonio gongola: saranno loro i trascinatori nel 2026?
Il Bologna ha incassato una sconfitta pesante, forse non essendo mai stato realmente in partita. La pressione e l’attesa ha forse giocato brutti scherzi. E, a dirla tutta, anche la condizione fisica dei felsinei, in questo momento della stagione, non è delle migliori. Insomma, il doppio, anzi triplo, se si considera anche la Coppa Italia, impegno, pesa e non poco. Probabilmente l’acuto Orsolini e compagni l’hanno messo a segno nella semifinale con l’Inter. Gli emiliani hanno saputo soffrire, ribaltare e la situazione, per poi essere cinici e concentrati nella lotteria dei rigori. La finale è stata meritata ed è lecito che ci si aspettasse un’altra prestazione. L’amaro in bocca è dato soprattutto dal fatto che, vincere un trofeo, soprattutto se ti chiami Bologna, non capita proprio tutti i giorni. Questa squadra però ha dimostrato di sapersi rialzare e di trarre da ogni caduta un insegnamento. E nel 2026 possono arrivare altre grandi soddisfazioni.











