Focus
Fiorentina, disastro di cui non di intravvede la fine. Milan: troppi punti persi con le piccole

La Fiorentina è riuscita a perdere anche con il Verona in quello che era un autentico spareggio per l’ultimo posto. Con due successi di fila gli scaligeri sono passati dall’ultimo posto in coabitazione con la Viola al terz’ultimo con 6 punti in più degli uomini di Vanoli. La gara contro la squadra di Zanetti ha certificato una crisi che sembra irreversibile. Il fatto che il pareggio sia arrivato su autogol, rende ancora più drammatica la situazione. La Fiorentina ha costruito azioni solo con lo schema “palla lunga di Fagioli per Kean”, ma l’attaccante non ne ha concretizzata nessuna. Mancano 23 giornate e il distacco dal quart’ultimo posto è di 8 punti. Servono 30 punti su 69 per salvarsi, ma in questo momento sembra irrealistico che la squadra possa riuscirci.
Fiorentina: a cosa ci si può aggrappare?
La Fiorentina è sempre più a fondo e non solo per quel che riguarda i risultati. Commisso è in America per problemi di salute, Goretti è stato promosso Ds di punto in bianco dopo le dimissioni di Pradè, ma non ha competenza e carisma e manca un dirigente di riferimento in società. Dopo la prematura scomparsa di Joe Barone non c’è stata più una figura che facesse da tramite con i giocatori e il presidente. Quel compito era toccato a Pradè e, infatti, da lì il Ds è imploso, dimostrandosi incapace di svolgere le sue mansioni.
In tutto ciò si è affidata la panchina a Vanoli, tecnico che già lo scorso anno a Torino si era dimostrato inadeguato alla categoria. Serviva un allenatore di carattere e con coraggio, in grado di essere un condottiero e di far percepire ai giocatori il pericolo. Si è presentato l’ex allenatore del Venezia con più paura in corpo dei suoi giocatori, incapace di imprimere una svolta tattica, ma anche caratteriale e, anzi, scaricando tutta la responsabilità sui giocatori. La pantomima sul rigore di Mandragora e le sue dichiarazioni smentite da Gudmundsson fanno capire come Vanoli non abbia il polso della situazione. Non basta far andare i calciatori sotto la Curva per chiedere scusa. Occorre altro. L’allenatore in queste situazioni deve essere il primo a assumersi le responsabilità e ha cercare di cambiare una situazione insostenibile. In questo momento la Fiorentina non ha punti di riferiment, nè leader in campo, in panca o dietro a una scrivania cui aggrapparsi. Senza queste figure riuscire a salvarsi è impossibile.
Milan: senza gioco non si vince
Il Milan vive un paradosso che è il simbolo del modo di intendere il calcio di Allegri. La squadra ha subito appena 2 reti con Roma, Inter, Juve, Atalanta, Napoli e Lazio, ottenendo 14 punti su 18. Tuttavia, contro Sassuolo, Torino, Cremonese, Parma e Pisa i gol subiti sono stati 10 in 5 gare e i punti solo 6 su 15. La conclusione è abbastanza evidente: ogni volta che la squadra è chiamata a imporre il proprio gioco finisce per disunirsi. Al contrario, quando lascia che siano gli altri a giocare, si compatta e riesce a sfruttare gli errori degli avversari.
Con Allegri sono tornati i risultati, ma il Milan rimane una squadra non all’altezza della sua storia, con un atteggiamento da provinciale che lo porta a figure misere in partite che dovrebbe dominare. Senza dubbio, la priorità rimane la qualificazione in Champions League dopo il fallimento della scorsa stagione, ma non riuscire a mostrare un minimo di gioco è avvilente considerando la storia dei rossoneri. Da Allegri non si può pretendere di più, ma a questo punto è anche inutile illudersi con ambizioni da scudetto. Il distacco da altre squadre va al di là dei numeri e non basterà un mercato o un attaccante a colmarlo.
Davide Luciani











