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L’estate calda di Milano: un po’ Allegri e un po’… Chivu
Un po’ Allegri, ma anche un po’…Chivu: l’estate tra tormenti, sogni, novità e progetti della Milano calcistica

Milano è una città che nasconde insidie, ma che sa anche come rinascere. Inoltrarsi in vicende calcistiche, dopo una frase così generica e particolare, può forse essere complicato, ma, alla fine, nemmeno troppo. L’estate che vivranno Milan e Inter può infatti essere un’arma a doppio taglio. Però, allo stesso tempo, regalare anche passioni e voglia di rilanciarsi dopo qualche delusione.
Quanto c’è da stare Allegri?
Il ritorno di Max Allegri in rossonero è stato visto da moltissimi come una sorta di vero e proprio segnale chiaro e inequivocabile. La società ha deciso di puntare su una figura forte, carismatica e di personalità. Insomma, serviva una guida dopo una stagione dove una vera guida non c’è stata. L’altra novità è rappresentata da Igli Tare. L’ex direttore sportivo della Lazio è uno che sa come muoversi nei meandri del mercato, tirando spesso fuori il coniglio dal cilindro. Certo, tra i biancocelesti e il Diavolo qualche differenza in modus operandi e obiettivi inevitabilmente c’è. L’albanese, con il colpo Modric, ha però già dimostrato qualcosina. Il mese di luglio sarà però per lui quello decisivo. Ci sono da risolvere molte grane, Maignan e Theo Hernandez su tutti, ma anche da mettere a segno un altro colpo: Xhaka è il nome giusto? Il centrocampista del Bayer Leverkusen ha quella duttilità e quella visione che può far fare un bel balzo in avanti.
Inter, il rischio è qui
In casa Inter la situazione è ben differente. Metabolizzare uno scudetto e una Champions perse non è roba facile. Se ci si aggiunge l’addio di Simone Inzaghi la frittata è fatta. In panchina ora c’è Chivu, che sì con il Parma ha dimostrato di aver stoffa, ma che per i rossoneri è un rischio non da poco. Nel calcio contano i giocatori, molti diranno. Infatti c’è molta attenzione su un mercato dove i colpi Sucic e Luis Henrique fanno pensare a un ringiovanimento di una rosa che, senza dubbio, anche nella stagione da poco conclusa, ha poco un’età media troppo elevata. Il Mondiale per Club è un test. E la partita con il Monterrey ha dimostrato come in difesa si balli troppo. Di mezzo però c’è un’estate. Un’estate di lavoro e di passione.









