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La Caduta degli Dei

Kennet Andersson e lo scudetto a doppio taglio

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kennet andersson

La storia del calcio è piena di giocatori che, pur avendo vinto un trofeo, non hanno potuto gioire del tutto di questo traguardo. Probabilmente perché questo ha rappresentato una sorta di arma a doppio taglio, di gioia che è anche dolore o addirittura svolta in negativo. Il pensiero, tra i tanti, va a Kennet Andersson. Perché la storia dello svedese è tutta da raccontare.

Dai Mondiali alla Doppia B

La sua avventura è cominciata nel Goteborg, che ha puntato su di lui dopo il percorso in squadre e serie minori del suo Paese. 13 gol in 16 partite hanno rappresentato il migliore degli inizi. La sua crescita e poi continuata nei belgi Mechelen, con il ritorno in patria al Norrkoping e con il suo passaggio ai francesi del Lille. L’anno importante è stato il 1994, quando ci sono stati i Mondiali in Usa. Infatti è proprio qui che l’attaccante è stato grande protagonista assieme a giganti come Roberto Baggio, Romario, Klinsmann, Batistuta, Bebeto, Bergkamp e Hagi. Cinque gol come il Divin Codino, il brasiliano e il testo, ma meglio di tutti gli altri. A finirgli davanti nella classifica cannonieri solo Stoichkov e Salenko. Ed ecco che, a 28 anni, c’è il salto in Serie A.

Andersson era un giocatore che suppliva alle mancanze tecniche e in velocità, con grandi abilità nel gioco aereo, nel proteggere palla e con il suo strapotere fisico. A puntare su di lui è stato il Bari. Protti, Ventola, Guerrero e Pedone sono solo alcuni dei suoi compagni. In Puglia ha realizzato 12 reti, che però non hanno contribuito alla salvezza con i Galletti, che, nel 1995/1996, sono retrocessi in Serie B. La cessione è stata una naturale conseguenza, con la punta che è finita nel mirino di club importanti. Ad aggiudicarselo alla fine è stato il Bologna. Accanto a lui c’erano attaccanti come Igor Kolyvanov e soprattutto Roberto Baggio, Entrambi, grazie al suo lavoro sporco, sono riusciti ad andare in doppia cifra. Ed ecco che, a 32 anni, il nordico ha avuto la grande occasione della sua vita: nell’estate del 1999 è approdato alla Lazio.

Uno scudetto amaro e gli ultimi anni

L’avventura capitolina per lui è stata però tutt’altro che idilliaca, nonostante la presenza del connazionale Eriksson, che ha avuto anche il suo ruolo nel suo approdo nella città del Tevere. L’allenatore delle Aquile però, nei fatti e nella realtà, non ha mai puntato su di lui e sulle sue qualità. A dimostrare questo le sole sei presenze, di cui due in campionato. La Lazio, in quell’anno, ha vinto lo scudetto, ma di lui non è rimasta traccia. Nemmeno il suo ritorno al Bologna è riuscito a rilanciarlo. Ha chiuso la carriera con il Fenerbahce, e con gli svedesi Garda, prima del definitivo ritiro. Il suo presente? Dopo aver fatto, per qualche anno, il commentatore tecnico, è diventato mental coach. Per Kennet, insomma, è sempre e solo una questione di testa.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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