La Caduta degli Dei
Djordjevic, un’illusione rotta da un infortunio… E da un doppio palo
Qualche mese a suon di gol e poi un bruttissimo infortunio: la storia di Djordjevic, è davvero tutta da raccontare

Filip Djordjevic. Davvero basta solo un nome per tornare indietro, ma forse nemmeno troppo, nel tempo e per dare vita a opinioni a dir poco divisive. Perché la partenza dell’attaccante serbo con la Lazio non era poi stata così male, visto il numero di gol. Ma un brutto infortunio, e una grandissima iella, hanno cambiato tutto. E dunque da raccontare non può che esserci tantissimo.
Dalla Serbia alla Lazio, passando per la Francia
Classe 1987, cresce nelle giovanili della Stella Rossa, la squadra più importante del suo Paese. Le cose però, dopo la trafila nelle giovanili, non vanno nel migliore dei modi, con tanto di prestito al Rad Belgrado. La rinascita per lui, dal gennaio del 2008, avviene a Nantes. In quel momento il club transalpino militava in Ligue 2. La punta è decisiva nella promozione in massima serie, con sette reti in 19 partite. I suoi sono numeri dunque importanti e quindi il club non può non riscattarlo. Il buon Filip vive sei stagioni nella terra d’Oltralpe, con un saliscendi tra le due categorie. I primi due anni non sono entusiasmanti, viste le sole quattro reti. Ma è dal 2010 che la sua crescita è esponenziale, come dimostrano i 16 gol. La sua annata migliore è quella 2012/2013, con ben 23 gol stagionali e la firma in calce nel ritorno in Ligue 1, campionato dove si conferma l’anno dopo, con dieci marcature (più due in Coppa). La conseguenza di ciò è la chiamata della Lazio, con l’allora direttore sportivo Igli Tare stregato da lui.
Che inizio, che crack, che sfiga!
L’inizio di Djordjevic con la Lazio, con Pioli in panchina, è a dir poco positivo: tripletta contro il Palermo e tanta continuità, con il tecnico che, molto spesso, lo preferisce a un certo Miro Klose. La sfiga però è dietro l’angolo e, quando il serbo sembra aver trovato la sua dimensione, nel gennaio del 2015, nel match contro il Milan, subisce trauma distorsivo alla caviglia destra e, sottoponendosi ad esami clinici e strumentali, gli viene riscontrata una frattura spiroide scomposta del malleolo peroneale. Dopo esser stato lontano dai campi per tre mesi, torna nel finale di stagione, ma è ancora sfiga: doppio palo nella finale di Coppa Italia, poi persa, contro la Juve e gol inutile nel derby. Nove gol sono comunque un buon bottino, ma è come se la magia si fosse rotta.
Dell’esperienza romana del serbo si ricorda poco altro, un po’ come la sua avventura al Chievo, nonostante un buona stagione in B, con dieci gol. La sua carriera si è così conclusa nel 2021, senza particolari acuti. Ma restano in mente quei due frame, perché la sensazione è che magari qualcosa sarebbe potuta andare diversamente.











