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La Caduta degli Dei

Dimitar Berbatov, il genio che c’ha creduto troppo poco

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Il pensiero va all’estate 2012, quando c’è stata una vera e propria battaglia di mercato tra Juventus e Fiorentina per accaparrarselo. In realtà però, se si parla di Dimitar Berbatov, non può non venire in mente tantissimo altro. Perché l’attaccante bulgaro è stato genio e sregolatezza allo stato puro. La sua carriera non può certo essere definita deludente, ma la sensazione è che, se ci avesse creduto di più, avrebbe potuto prendersi letteralmente e definitivamente la scena. E per di più la sua discesa è iniziata troppo presto. Proprio poco dopo quella querelle tutta made in Italy.

Berbatov e il calcio come questione di famiglia

Nato nel 1981 a Blagoevgrad​, località della Bulgaria Sud-Occidentale, cresce a pane e sport. Papà Ivan è infatti stato calciatore in diverse squadre del suo Paese, mentre mamma Margarita ha giocato al pallamano. E anche il fratello e il nonno sono stati calciatori. Insomma, il pallone per lui è fin da subito una questione di famiglia e di DNA. E poi in lui c’è un grandissima passione, con un idolo ben preciso: Marco Van Basten e il suo Milan. L’Italia sarebbe dunque potuta essere nel suo destino, Dopo i primi passi nella squadra della sua città natale, si fa conoscere al Cska Sofia. Senso del gol, talento e soprattutto un’eleganza fuori dal comune: le sue qualità non possono certo passare indifferenti. Ed ecco che il BelPaese si avvicina fin da subito, con un tentativo del Lecce, ma soprattutto di Pantaleo Corvino. Siamo nel 2001 e alla fine però a spuntarla è il Bayer Leverkusen. E, non a caso, Berbatov diventa simbolo delle Aspirine, con 70 gol in 155 partite. Con i tedeschi sfiora addirittura la Champions, perdendo solo in finale.

Mentre è già un simbolo e un pilastro in Nazionale (46 le reti con la Bulgaria), il suo mondo diventa la Premier League. Prima il Tottenham e poi il Manchester United lo rendono uno degli attaccanti più importanti della prima decade degli anni 2000. Gli Spurs lo pagano 16 milioni di euro, ma Dimitar ci mette un po’ per adeguarsi a un calcio tutto nuovo. Gli basta però qualche mese per tornare a fare ciò che sa fare meglio, ossia segnare. Ed ecco che vince sia il premio come Miglior Giocatore del Tottenham Hotspur e un posto nel team di PFA Premier League dell’anno. Il suo passaggio ai Red Devils è a dir poco controverso, con tanto di diatribe legali tra i due club. Qui arrivano comunque i primi trofei, campionato e Coppa di Lega. Per di più torna in finale di Champions, poi persa col Barcellona. Insomma, per l’attaccante è l’apice.

Berbatov, l’inizio della discesa e il presente

Ma perché si parla di genio e sregolatezza? A spiegarlo alla perfezione è chi lo conosce molto bene, avendolo allenato molto bene, ossia Sir Alex Ferguson. «La sua eleganza era pari solo alla sua svogliatezza. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa su un campo da calcio, ma sembrava non ne avesse voglia. E quando ne aveva..», queste le sue parole. Insomma, questione di testa, di mentalità e di carattere. Dopo lo United, accade la citata discordia tra Juve e Fiorentina. I due club si accusano, ma alla fine, tra i due litiganti, il terzo gode. Il bulgaro va al Fulham ed è qui che inizia la discesa. Con i londinesi vive due stagioni fatte di alti e bassi. Discreta la sua avventura al Monaco, dove supera la doppia cifra. Il suo destino appare però scritto e il suo canto del cigno va a scena in Grecia, con la maglia del PAOK,  e in india, con il Kerala Blasters. Appende gli scarpini al chiodo nel 2019.

Ma cosa fa oggi Dimitar Berbatov? Al di là della sua brevissima esperienza come preparatore offensivo ai bulgari dell’Etar, nel 2018 ha avuto un esperienza come attore, prendendo arte alle riprese del film Revolution X – The Movie e interpretando il ruolo di un gangster. D’altronde, nel 2014, aveva ammesso questa sorta di sogno. E chissà se sentiremo ancora parlare di lui…

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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