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La Caduta degli Dei

La storia di Javier Portillo, dai Galacticos a Firenze

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Javier Portillo

C’è una foto che sembra una di quei giochi da “Cerca l’intruso”. Lo scenario è il Santiago Bernabeu, la maglia è quella blanca, dell’Adidas, sponsor Siemens sul petto.  Del Real, insomma. A destra c’è Ronaldo il Fenomeno, a sinistra invece David Beckham, che abbraccia Luis Figo. Al centro, girato, c’è lui: Javier Portillo.

Sono gli anni del Real Madrid veramente Galacticos, quelli del Duemila, quando riescono a vincere tutto quello che c’è da vincere. E lì in mezzo, destinato ad una carriera stellare, c’è proprio lui. E questa è la sua storia.

Javier Portillo. Fonte Foto: CalcioWeb

Javier Portillo. Fonte Foto: CalcioWeb

Una stella nata nella cantera merengues

700 gol nel vivaio del Real Madrid, subito la chiamata tra i grandi. Con la squadra B mette a segno 17 reti in 57 presenze, preludio dell’approdo in Liga. L’inizio di Javier Portillo è questo. Classe 1982, tecnico, con il fiuto del gol, con l’ambizione a mille. Ma nel Real di quegli anni c’è da sgomitare parecchio per questo nel 2004 decide di provare la via dell’estero. Lo vuole la Fiorentina, la piazza giusta per rilanciarsi, sfondare tutto magari, prendersi la Serie A e tornare per essere protagonista con il Real.

Sulla panchina della viola c’è Emiliano Mondonico e in attacco, soprattutto, ci sono Fantini, Vryzas e Soncin. Niente a che vedere con Figo e Ronaldo, eppure Portillo fa panchina. “Io sono pronto a giocare sia con Riganò che con Miccoli – dice lo spagnolo – ma possiamo anche giocare tutti e tre. L’importante per me è non andare in panchina, perché lì soffro molto”. Il campionato inizia, ma Portillo non gioca. Spezzoni, partite scialbe, qualche gol. Saranno 4 in 17 partite, prima di tornare a Madrid nel gennaio del 2005. “Lo prendemmo, ma io facevo giocare Soncin e quindi me lo cedettero – raccontò anni dopo Mondonico – Lui era bravo, ma non conosceva i movimenti del nostro calcio e Riganò diventava matto perché doveva spiegarglieli

Javier Portillo. Fonte Foto: Fanpage

Javier Portillo. Fonte Foto: Fanpage

Il ritorno in Spagna

Non c’è spazio per Portillo nel Real e qui inizia la parabola discendente dell’attaccante. Va in Belgio, al Bruges, prima di girare tra Gimnastic, Osasuna (3 gol in 45 presenze) e trovare casa all’Hercules. Casa in tutti i sensi, perché Portillo si innamora di Laura Ortiz, figlia del maggior azionista della squadra, che intanto però lo aveva ceduto al Las Palmas. Il suocero fa carte false per riportarlo a casa, soprattutto quando, nella primavera del 2012, viene fuori la notizia che la figlia è incinta. Il direttore sportivo, Sergio Fernandez, non vuole procedere nella trattativa, scoppia il caso diplomatico, con il DS che viene licenziato insieme a Juan Carlos Mandia, allenatore della squadra.

Portillo può così tornare all’Hercules, dove tra 2012 e 2015 metterà a segno 36 gol in 123 partite. In Segunda Division e in Segunda Division B, va detto. Forse la dimensione giusta, per il Galacticos passato per Firenze.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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