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La Opinión

Caso plusvalenze, penalizzata solo la Juventus: la sentenza ha davvero fatto giustizia?

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Agnelli Arrivabene Nedved Juventus

Il calcio italiano è stato nuovamente scosso dall’ennesimo ribaltone che riguarda episodi extra campo e che di certo non rendono onore allo sport e alla competitività leale. Il caso plusvalenze ha mietuto la sua prima, ma soprattutto unica, vittima: la Juventus.

La Corte d’Appello Federale della FIGC ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Federale, con a capo il procuratore Giuseppe Chinè, riguardante la riapertura del processo per plusvalenze fittizie nei confronti della Juventus e degli 8 club a lei legata. Ebbene la Corte non solo ha accolto il processo, ma ha anche inasprito la pena richiesta passata da -9 a -15 punti in classifica per i bianconeri. Mentre per tutte le altre squadre coinvolte, per la quale era stata chiesta solo un’ammenda, è stato confermato il proscioglimento dal caso.

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Caso plusvalenze, tifosi in rivolta: perché ad essere punita è stata solo la Juventus?

La sentenza ha scatenato le ire dei tifosi juventini, oltre che dello stesso club bianconero, che in un comunicato ha voluto sottolineare la “disparità di trattamento” tra le varie società coinvolte. E da una prima occhiata il verdetto sembrerebbe davvero essere stato emesso con il concetto dei “due pesi e due misure”. Ma si tratta di uno sguardo molto superficiale, perché le motivazioni che hanno portato a tale ribaltone esistono e sono concrete, oltre che molto pesanti.

Detto che le motivazioni della Corte Federale saranno rese note soltanto tra 10 giorni, possiamo iniziare a sbilanciarci sul perché solo la Juventus sia stata condannata. Il discorso de “ma l’hanno fatto anche gli altri” è fuori luogo. Il principio di impossibilità di stabilire il valore di un calciatore resta, per la Juventus così come le altre squadre.

A pesare sul giudizio sono però state le intercettazioni che vedono protagonisti i dirigenti bianconeri, finite per puro caso nelle mani della Procura, che intanto stava indagando sul filone dell’inchiesta Prisma (caso ancor più grave di quello delle plusvalenze, ndr). Dai dialoghi tra i vari Paratici, Agnelli e co., la Corte d’Appello – evidentemente – ha potuto evincere come la Juventus abbia effettivamente messo su un sistema volto alla costruzione di plusvalenze non regolari. E se le altre formazioni non sono state punite c’è un solo motivo: semplicemente non ci sono prove come le intercettazioni nei confronti di altre società.

Giustizia è fatta, ma non del tutto

Parte della tifoseria juventina accusa così la Procura di Torino di aver indagato sulla Juventus, mentre per altre società coinvolte le procure di riferimento sono rimaste silenti. Detto che attaccare magistrati per aver ben svolto il proprio dovere va contro ogni condotta morale e costituzionale, va anche ricordato che la Procura di Torino fosse a lavoro sulla Juventus per altri procedimenti poco chiari della società bianconera e per il quale altre sanzioni dovrebbero arrivare nei prossimi mesi.

Resta però un aspetto che i tifosi juventini fanno bene a pretendere: ovvero il controllo minuzioso anche su altri club. La Juventus è la società centrale di questo sistema marcio, ma di certo non è la sola ad averne beneficiato.

La sensazione è che giustizia sia stata fatta solo in parte, e che le altre 8 società coinvolte non siano state punite soltanto per una falla del sistema legislativo, seppur anch’esse (in maniera decisamente minore) colpevoli.

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