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La Opinión

José Luis Palomino, colpevole o innocente?

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26 Luglio 2022, quasi 27: il doping è riapparso amaramente nel calcio. La positività di Palomino al clostebol metabolita, uno steroide anabolizzante bandito dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping, ci riporta ad un passato recente in cui l’ombra del doping e dei sospetti aleggiava sulle prestazioni dei migliori atleti. Addirittura ci spingiamo ai tempi della DDR, visto che la sostanza veniva utilizzata sistematicamente dai medici della Germania Est per arricchire il medagliere di Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Una pratica scorretta che trasformava le donne in uomini, e che permetteva alle atlete della DDR di segnare record assurdi.

Negli anni successivi la positività al clostebol ha riguardato cestisti, pallavolisti (famoso è il caso della Orsi Tuth prima di Rio 2016), diversi ciclisti tra cui il poderoso Rumsas e qualche giocatore di calcio. Oggi, questo steroide è utilizzato anche da diversi atleti di CrossFit, e non è un caso che sia riapparso vista la popolarità di questa disciplina ormai trending topic su Instagram e TikTok.

Prima di condannare Palomino è necessario capire se il difensore dell’Atalanta, che rischia 4 anni di squalifica e la chiusura anticipata della sua carriera, abbia usato l’anabolizzante per migliorare le proprie prestazioni in vista della nuova stagione, oppure se le tracce di clostebol siano legate all’utilizzo di pomate (come il Trofodermin) o spray utilizzati per far cicatrizzare rapidamente delle ferite riportate dal calciatore.

Da un lato mi auguro che la seconda ricostruzione sia quella giusta, perché si solleverebbe un polverone sull’Atalanta, una delle squadre che corre di più in Serie A insieme ad Inter e Lazio. Dall’altro, è noto a tutti che la medicina sportiva non si ferma mai e che in tutti gli sport esistono team specializzati per migliorare resistenza, potenza e durata delle prestazioni degli atleti.

Nei giorni scorsi leggevo su Twitter commenti di esperti sul baby-fenomeno del tennis Alcaraz, i quali giustificavano con il doping la struttura muscolare raggiunta dal tennista a soli 18 anni. Qualche anno fa ho avuto anche riscontri da diversi ciclisti non professionisti di quanto gli ‘aiutini’ siano indispensabili per rendere al massimo sia nelle gare amatoriali, che nei grandi giri.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Spero nulla, e che il giocatore sia innocente, ma nel caso in cui l’utilizzo di steroidi venga confermato, l’antidoping dovrebbe iniziare a controllare con attenzione Serie A e tutte le leghe professionistiche. Il doping è una piaga non solo per la disparità e disonestà nelle competizioni sportive, ma soprattutto una pratica che pregiudica la salute degli atleti. Molti atleti sono morti inspiegabilmente dopo il ritiro dal professionismo, pertanto è un dovere dell’autorità vigilare per tutelare tutti gli atleti e non buttare nel cesso la filosofia della competizione sportive.

¡Suerte!

Direttore Editoriale Sportcafe24.com. Da oltre 10 anni mi occupo della gestione editoriale del nostro magazine, formando giornalisti sportivi e copywriter.

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