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La Opinión

Bufera Milan, nuovo ruolo per Handanovič, Dybala e l’amico immaginario

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Handanovic: l'Inter è a caccia del suo erede

Polveriera MIlan: errori arbitrali, punti persi e calendario complicato

Lo spogliatoio del Milan ha vissuto decisamente giorni migliori. I rossoneri perdono incredibilmente contro lo Spezia a San Siro lasciando per strada punti pesantissimi in chiave Scudetto. La squadra allenata dall’ex interista Thiago Motta fa lo sgambetto al Milan proprio nel momento più importante della stagione. La rete di Gyasi al 96’ è ha il sapore amaro della beffa clamorosa per i padroni di casa, che qualche minuto prima si erano visti negare un gol di Messias dall’arbitro Marco Serra, che aveva ignorato la regola del vantaggio, annullando di fatto il gol. Le scuse ufficiali dell’AIA hanno amplificato una situazione grottesca, che sicuramente lascerà strascichi importanti.
Post-partita concitato, teso, nervoso a livelli massimi, con Stefano Pioli che fa sì mea culpa per gli errori della squadra, ma recrimina per l’arbitraggio: “Aver perso una partita così ci deve dare una grande forza di reagire. Paghiamo a caro prezzo i nostri errori in entrambe le fasi, ma poi ci sono anche altre responsabilità. E’ un vero peccato. L’arbitro ha sbagliato, si è accorto subito e ci ha chiesto anche scusa. Purtroppo è andata così. Ho provato a calmare i miei, non ci sono riuscito. Sappiamo di aver subito un torto e abbiamo perso lucidità. È un peccato. Le responsabilità sono certamente nostre ma questa volta vanno divise con l’arbitro, che peraltro ci ha chiesto scusa. Tra l’altro è strano, ha passato la partita a non fischiare i mezzi falli”.
Atmosfera rovente in casa Milan. In un turno apparentemente favorevole il Diavolo perde paradossalmente un punto dalla capolista. Le colpe si dividono tra arbitro e squadra, comunque non esente da colpe per non aver chiuso una partita sulla carta abordabile, come ha sottolineato lo stesso Pioli. E adesso il calendario diventa interessante, con il Milan che nelle prossime due sfide se la vedrà rispettivamente prima con la Juventus e poi con l’Inter.

Spalletti: “Non possiamo essere persone normali”

Il Napoli che espugna il Dall’Ara sembra essere ritornato sulla retta via, due gol per scacciare via i brutti pensieri e credere ancora nel sogno Scudetto. Luciano Spalletti, come sempre, chiede sempre di più e non vuole abbassare la guardia: “La squadra quando capisce la strada da percorrere ha delle caratteristiche e ha un suo perché. In alcuni momenti questo lo perdiamo e diventiamo troppo molli . Per quello che rappresentiamo e per la maglia che indossiamo, abbiamo il dovere di rendere felici chi ci vuole bene e chi tifa per noi. Si fa bene il nostro lavoro e si rende felice i tifosi sennò siamo persone normali. Mi arrabbio quando non facciamo le cose per bene. Noi non siamo una squadra che può difendersi a oltranza. Noi dobbiamo lavorare i palloni, pulirli e riorganizzare le azioni. A noi difenderci a oltranza non riesce”. Insomma il tecnico non vuole cali di concentrazione.
Luciano Spalletti - Photo by sportmediaset

Luciano Spalletti – Photo by sportmediaset

Dybala e il suo amico immaginario

Dopo la vittoria per 2-0 contro l’Udinese, la Juventus di Massimiliano Allegri ha ritrovato una scia di risultati positivi sui quali mettere le basi per la rincorsa al quarto posto. L’uomo più discusso del momento, Paulo Dybala, ha aperto le danze con un sinistro di rara bellezza, alla sua maniera. Ma chissà se le prodezza della Joya basterà per convincere la società, che nei giorni scorsi attraverso le parole dell’Amministratore Delegato Maurizio Arrivabene, aveva fatto capire che il rinnovo va guadagnato sul campo.
Paulo Dybala - Photo by tuttojuve

Paulo Dybala – Photo by tuttojuve

 
Dopo il gol Paulo si è reso protagonista di un’esultanza polemica, o meglio di una non esultanza. L’argentino ha guardato in cagnesco la tribuna, occhi negli occhi con qualcuno della dirigenza, messaggi in codice. L’attaccante bianconero però ha smontato il caso nell’immediato dopo partita: “Ho invitato un amico e non lo trovavo, c’è tanta gente. Se dovete credermi? Non lo so, dipende da voi”. E poi il passaggio su questa diatriba sul rinnovo del contratto con la Juventus: “Ci sono state tante notizie, sono successe tante cose di cui preferisco non parlare. Non ho niente da dimostrare a nessuno. La società ha deciso che si parlerà a febbraio-marzo, io sono a disposizione del mister“.
Febbraio o Marzo saranno dunque mesi decisivi per Paulo Dybala, che vorrebbe un rinnovo con aumento fino a dieci milioni, la dirigenza ha già fatto più di una volta orecchie da mercante, proponendo 7,5 milioni, non lasciandosi andare a facili entusiasmi. Il rischio è quello di una rottura totale, tra l’entourage del giocatore e la società c’è sempre tanta distanza, ma attenzione perché a colmarla potrebbe essere l’Inter di Beppe Marotta.

Il nuovo ruolo di Samir Handanovič

Samir Handanovič è tornato ai suoi livelli, rispondendo a critiche e detrattori che lo avevano già accompagnato verso il viale del tramonto. Il prezioso punto conquistato dall’Inter in casa dell’Atalanta è soprattutto merito del portiere nerazzurro, che oltre a interventi prodigiosi su Pessina e Muriel, ha partecipato attivamente al gioco della squadra reinventandosi regista. Oltre che tenere inviolata la porta nerazzurra, Samir ha avuto spesso la palla tra i piedi, più di quattro minuti di possesso palla, 69 tocchi, 56 passaggi.

Samir Handanovič - Photo by Eurosport

Samir Handanovič – Photo by Eurosport

Lo stesso portiere ai microfoni ha spiegato: “Per come è andata la partita, il pareggio è un buon risultato. Abbiamo avuto una grossa occasione alla fine con D’Ambrosio ma avrebbero potuto segnare anche loro primaContro l’Atalanta è sempre difficile giocare e in più arrivavamo dalla partita dispendiosa di mercoledì, quindi torniamo a casa con un buon punto. Ho tenuto più palla stasera perché nel calcio di oggi un portiere deve saper anche dettare i tempi di gioco. La parata su Muriel? Mi alleno per questo, un portiere deve parare prima di tutto, Muriel non ho dovuto studiarlo troppo perché lo conoscevo già dai tempi dell’Udinese”.

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