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La Opinión

Pirlo ha poche colpe, ma mediaticamente è imbarazzante. Corrono Milan, Atalanta e Napoli, applausi per il Benevento

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La Juventus è un disastro progettuale palese e no, neanche la vittoria con il Cagliari – seppure mal raccontata – ha potuto nascondere la polvere sotto il tappeto. Delle colpe di Agnelli e dei piani alti abbiamo già profusamente parlato, ed è dunque ora di affrontare un altro tema spinoso: Andrea Pirlo. Parliamoci chiaramente, se va ricercato un colpevole, lui è quello a cui affibiare meno responsabilità. Non ha allenato un solo giorno, prima di sedersi sulla panchina della Juventus. Il suo curriculum da allenatore segnava semplicemente una tesi dal titolo “Il calcio che vorrei”. Si sapeva, insomma, che l’inesperienza avrebbe segnato la sua prima parte di avventura bianconera, si sapeva che l’acerbità l’avrebbe portato anche a commettere errori, tattici e nella gestione del gruppo.

PIRLO MEDIATICAMENTE IMBARAZZANTE

Perché la gavetta, quella che gli hanno fatto saltare come se gli avessero fatto un favore (ma in realtà gli hanno solo arrecato un danno), serve proprio per migliorare e non ripetere quegli errori. C’è però un aspetto in cui Pirlo si è dimostrato totalmente inadeguato ed è quello mediatico. Inadeguato a dir poco, forse sarebbe più opportuno dire “imbarazzante”. Costantemente giustificatore di scelte scellerate, parla come se recitasse un copione già scritto, ma spesso rifila qualche stilettata gratuita e senza centrare il bersaglio.

Le parole sull’Inter e i tamponi positivi (“Sono stati fortunati”) sono segno di una decadenza morale in cui tutto il mondo del calcio ha perso il contatto con la realtà, che parla di 400 morti al giorno per Covid solo in Italia. Ma non solo: a Cagliari Ronaldo andava espulso e lo sa tutta Italia, tranne Pirlo (e Marocchi) che parlava di un “normale contatto di gioco”. La sconfitta di Napoli fu segnata da un rigore per una gomitata abbastanza netta di Chiellini su Rrahmani e anche lì Andrea preferì parlare di un episodio sfavorevole ai bianconeri. Sarà stato un grandissimo calciatore, sarà magari un grande allenatore, ma per ora deve solo smettere di nascondersi puntando il dito per distrarre dal disastro Juve. Anche perché dietro corrono e restare fuori dalla Champions sarebbe un fallimento epocale, degno della Juventus di Delneri e Ferrara.

DIETRO CORRONO

Corre l’Atalanta, che ha messo a referto 19 punti in 9 partite e ha liquidato in scioltezza una squadra ostica come il Verona. Corre il Milan, che ha sfoderato artigli e orgoglio contro la Fiorentina e ha ritrovato il suo gigante da 15 goal in 15 partite. Il nome non lo diciamo: arrivateci da soli. E corre, infine, il Napoli, che da quando ha ritrovato uomini chiave e ricambi ha ritrovato anche le verticalizzazioni e il fraseggio. E nelle ultime 5 partite ha messo a referto 13 punti.

Menzione d’onore per le retrovie, dove si mette in mostra il Benevento. Una società sana con una proprietà dai valori forti e una squadra di ottimo valore che in campo non rendeva. 11 partite senza vittoria erano veramente troppe. E Adolfo Gaich, classe ’99, che al San Lorenzo aveva fatto benissimo ma al CSKA Mosca un po’ meno, preso in prestito con un diritto di riscatto a 11 milioni che scatta nel 2022, è un affare da trenta e lode.

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