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Messi, Alaba, Sergio Ramos: gli addii pesanti che cambiano la geografia del calciomercato

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Il tempo dei paperoni è finito, ormai un ricordo di una vita precedente, di un calciomercato che ormai non c’è più. Che, soprattutto, ha avuto poco da raccontare nelle ultime sessioni di calciomercato. Storie di sconti e pagherò, di prestiti, di reintegri forzati e di qualche permanenza con il muso lungo. Niente più racconti di intrecci, intrighi e girandole di calciatori. Il Covid-19 ha inciso tremendamente sui bilanci di tutti i club, nessuno escluso, e gli aziendalismi hanno partorito strategie lacrime e sangue anche sul mercato. Occultate, spesso, da plusvalenze gonfiate per far respirare un po’ le casse.

Non è il mercato dei paperoni, è un mercato che ha cambiato fisionomia e geografia: a Barcellona, ad esempio, non c’è più la fucina di fuoriclasse del passato. C’è un club che ha le elezioni presidenziali alle porte e viaggia verso il baratro del fallimento: d’altronde ha dato mezzo miliardo di euro in 3 anni a Leo Messi. Che, salvo sorprese colossali, saluterà. Ecco, la fisionomia del calciomercato è anche questa: addii che in tempi di vacche grasse si sarebbero potuti evitare con controfferte faraoniche.

La crisi economica dei grandi club

E invece no, il Barcellona ad oggi non può far niente per trattenere Messi e anzi accetterebbe un suo addio come un risparmio necessario. Il Real Madrid, dal canto suo, difficilmente riuscirà a tenersi Sergio Ramos. E il Bayern dovrà salutare Alaba. Tre addii pesanti, a costo zero: perché il mercato sta cambiando e liberare spazio salariale aiuta e non poco. La Juventus ha ancora un anno, invece, prima di trovarsi costretta a riflettere sul futuro di Ronaldo. Alcuni club accusano la crisi più di altri: a Suning è stato imposto di ridurre le perdite dell’Inter cercando un partner o un acquirente, cercando soprattutto una liquidità immediata di 200 milioni. Chi resta in piedi, come al solito, è chi dispone di illimitate risorse private: PSG e Manchester City. Con il portafogli ridotto, ma pur sempre paperoni.

Spendere meno, ma rifondare: è questo il mantra

La parola d’ordine è futuribilità: niente spese folli per i veterani, più per i campioncini di oggi e domani. Ecco perché il Barcellona ha ridotto a due nomi la lista del dopo Messi: Jadon Sancho, del Borussia Dortmund, e Marcus Rashford, allo United. Ecco perché di rado si parla del futuro di Neymar, ecco perché in corsa per Sergio Ramos sono rimasti in pochi e Messi ha una sola competitor in corsa. I nomi appetibili non sono quelli di contratti faraonici che gravano nel corso degli anni: sono quelli su cui si può costruire qualcosa di nuovo, lungo, costoso sì ma anche redditizio. Dovendo fare dei nomi reali: Haaland e Mbappé saranno, di qui ai prossimi 24 mesi, i protagonisti. Si parla ancora di cifre astronomiche, ma bisognerà capire quale sarà l’impatto del Coronavirus a lungo andare e come sarà ulteriormente cambiata la geografia del calciomercato.

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