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Addio a Maradona: il privilegio, il racconto di Tacconi e il selfie dello scandalo

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È ancora la morte di Diego Armando Maradona a tenere banco nel mondo del calcio. Non si fermano infatti racconti, aneddoti e ringraziamenti da ogni parte del globo.

A parlare oggi, ai microfoni della Gazzetta dello Sport, è stato il tecnico del Napoli del primo scudetto, Ottavio Bianchi che ha parlato del suo “enorme privilegio di poter assistere ogni giorno alla realizzazione dei suoi capolavori“. “Come davanti a un quadro di Picasso o alle grandi opere degli espressionisti che ho sempre amato – ha raccontato il mister – Lo guardavo inebriato e ogni volta che aveva la palla tra i piedi avevo la sensazione di assistere a qualcosa di perfetto, unico e irripetibile“. Ottavio Bianchi però ricorda anche: “Se gli avessimo detto ogni tanto qualche No… Il suo dopo sarebbe stato diverso“.

Il ricordo di Tacconi

E tra le vittime di Diego Armando Maradona come non citare il grande portiere della Juventus, Stefano Tacconi, che il 3 novembre del 1985 subì uno dei gol più belli e più iconici di sempre, quello su punizione in un Napoli Juve dai contorni di leggenda. “Grazie a quel gol su punizione – ha detto Tacconi alla Gazzetta dello Sport – mi ricorderanno per cent’anni.. Sono entrato dentro un’opera d’arte grazie a Diego”.

Il selfie dello scandalo

Non mancano però le polemiche e le indignazioni sulla morte di Maradona. Come quelle suscitate dal caso del selfie con la salma di Diego, in Argentina. Tre dipendenti delle pompe funebri Pinier, la stessa che ha organizzato la camera ardente alla Casa Rosada, hanno pensato bene di ritrarsi in un macabro e irrispettoso selfie con il corpo senza vita di Maradona. Uno di loro risponde al nome di Diego Molina, che è già stato licenziato, mentre per gli altri due sono ancora in corso le indagini. “Sono colpevoli di un atto oltraggioso e aberrante, la pagheranno cara” ha dichiarato l’avvocato del fantasista Matias Morla. Nella società dell’apparenza di oggi, insomma, non ci si ferma di fronte a nulla. Nemmeno di fronte a una salma e alla morte.

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