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La Opinión

Verso il secondo lockdown: la Serie A (forse) è salva, ma al resto del calcio chi ci pensa?

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Il calcio sta rischiando di assumere sempre di più il ruolo di panem et circenses, distrazione per un popolo vicino al secondo lockdown. Serviranno altri sforzi urgentemente per sopperire ai disastri compiuti in ambito sanitario dai governi degli ultimi anni e per mascherare 7 mesi di assenza di decisioni concrete. Il calcio, però, stavolta non si ferma. O sarebbe veramente una rivolta. E quindi si riparte, con una distrazione ben presente che almeno psicologicamente allevierà le fatiche di un lockdown ormai sempre più concreto.  Se però pensate che sia salvo il calcio della gente, beh, sbagliate.

Dalla Lega Pro alle Giovanili si rischia l’effetto Titanic

I campionati di prima fascia e le coppe europee sono ancora lì, inamovibilmente salde. Più questione di diritti tv, che intenzione di salvare il posto a chi lavora nell’ombra. A pagarne il conto sono inevitabilmente le realtà dove le telecamere sono spente e i social non arrivano. Se finora dalla Serie B fino alla seconda categoria funziona tutto, presto potrebbe non essere così, per un’escalation di contagi che ha già portato a rinviare diverse partite.

L’esempio lampante è il calcio giovanile: numerose squadre hanno rinviato partite e sospeso interamente le attività delle formazioni dall’under 17 in giù e talvolta anche della Primavera. Ne fa le spese il calcio dei giovani, quello meno pagato, lontano dai riflettori, dove gli atleti non sono altro che carne da macello e i dipendenti spesso lavorano con contratti ridicoli. Presto o tardi, l’incubo Covid risucchierà anche le altre realtà minori, fino a fermarsi alle porte del cancello della Serie A.

Di lì, salvo casi eclatanti, non passerà. C’è la faccia di un’intera federazione e di 20 presidenti dietro il protocollo (che andrà riscritto) e dietro la ripartenza. Ma il protocollo e la federazione non hanno realmente risolto il problema principale del primo lockdown. Un problema che emergerà prestissimo in tutta la sua drasticità: tante, troppe squadre, rischieranno il fallimento.

Dalla B in giù ci sono numerosi club che ballano sul Titanic inconsapevoli dell’iceberg che si trovano di fronte. La Serie A andrà avanti, le pay tv e i presidenti saranno salvi e agli spettatori andrà il contentino di guardare ancora le proprie squadre in tv. Giù, però, ci saranno urla inascoltate di chi vedrà impoverirsi sempre più un sistema già povero.

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