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L’anno zero della Roma e il sogno della Lazio | Osservatore Romano

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Il calciomercato è scivolato via senza sussulti, il campionato è iniziato e, per il momento, hanno gli stessi punti. Roma e Lazio si assomigliano, in questo inizio di Serie A. Vengono da campionati diversi eppure hanno gli stessi obiettivi: andare avanti in Europa, provare a vincere la Coppa Italia e, soprattutto, centrare la qualificazione in Champions League. Una conferma, per gli uomini di Inzaghi, un ritorno per quelli di Fonseca. Eppure questi primi 270 minuti di campionato possono dire già molto sul futuro delle due romane.

Lazio, rosa confermata ma pochi innesti

Simone Inzaghi Lazio

4 punti in cascina. Una vittoria, convincente, sul campo del Cagliari, una sconfitta quasi senza appello contro l’Atalanta per 4 a 1 e infine il pareggio 1-1 contro l’Inter. La Lazio inizia così il suo campionato, confermando le sensazioni del finale della scorsa stagione: ripetere la cavalcata e coltivare di nuovo il sogno scudetto sarà veramente difficile. “In quel momento siamo stati i più penalizzati – ha spiegato il tecnico biancoceleste ricordando lo stop a causa del Covid 19 – non avevamo infortuni ed avremmo giocato una gara a settimana. Abbiamo perso dei giocatori importanti, sono convinto che ce la saremmo giocata fino alla fine“.

Si aspettava nuovi innesti dal mercato, nuove pedine per puntellare uno scacchiere quasi perfetto. La spina dorsale della squadra, d’altronde, è stata confermata: Acerbi in difesa, Luis Alberto Milinkovic Savic (che sembra tornato agli standard di due anni fa) a centrocampo, Immobile in avanti. Si aspettava rinforzi in difesa, soprattutto quel Kumbulla poi andato alla Roma, invece alla fine è arrivato il solo Hoedt, un ritorno low cost che sembra più un rincalzo. Il vero rinforzo è quello di Fares, pendolino della fascia con cui Lotito prova a bissare il successo di Lazzari, mentre il grande investimento è quello fatto su Muriqi, calciatore albanese ma con cittadinanza turca, classe 1994, arrivato a Formello per qualcosa come 20 milioni di euro. Basterà questo per centrare di nuovo l’accesso all’Europa che conta?

Roma, un nuovo anno zero

Fonseca punta Davide Faraoni

I Friedkin erano stati chiari sin da principio: il nuovo corso parte, ovviamente, da una riduzione dei costi di gestione. Vale a dire: abbassare gli ingaggi. Sono partiti Under e Kluivert, con la formula di semplici prestiti con diritto di riscatto, sarebbero stati ceduti anche Juan Jesus, Fazio e Pastore se non avessero rifiutato ogni destinazione i primi due e se non fosse ai box per l’ennesima operazione all’anca il secondo. Alla fine, il calciomercato ha portato a Trigoria il gioiello grezzo Kumbulla, l’esperienza e la classe di Pedro, il tanto atteso vice Dzeko, Borja Mayoral e, per ultimo, il ritorno di Chris Smalling. All’appello, però, mancano almeno due, se non tre, pedine fondamentali. La prima è quella del portiere: Pau Lopez vive da separato in casa, scavalcato nelle gerarchie da Antonio Mirante. La seconda è quella del centrocampo: Diawara era stato proposto a mezza Europa e accanto a Veretout ci sarebbe stato bisogno di un regista vero, autentico, capace di prendere per mano la squadra. Infine la fascia destra, è qui l’equivoco più grave. Florenzi è stato ceduto come l’ultimo arrivato (prestito gratuito con diritto di riscatto ad appena 9 milioni) ai finalisti Champions League del Paris Saint Germain e Fonseca ha affermato di fidarsi di quel che ha, vale a dire Karsdorp e Bruno Peres.

E le prime partite della Roma sembrano confermare lo spartito dello scorso anno: poca invettiva dei singoli (Pedro a parte, grazie al quale è arrivata l’unica vittoria per ora), scarsa precisione sotto porta e manovra sterile. Anno nuovo, gestione nuova, ma vecchi problemi. Sperando che il cambiamento possa arrivare in fretta.

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