Connect with us

La Opinión

L’oligarchia bianconera: una certezza ambientale, ma a Pirlo ne servono anche sul progetto tecnico

Pubblicato

|

Conosce la Juve. Di Andrea Pirlo, sulla panchina dei bianconeri, la prima caratteristica che salta all’occhio è questa. La sua juventinità, al di là di una carriera costellata di successo. Effettivamente a Torino il maestro era invecchiato, cercava un lieto fine sereno, senza impegno. Mettersi in gioco così non è mai stato facile. In premio ha avuto la sua seconda giovinezza, quattro scudetti a far da sfondo e una Champions mai raggiunta. Le sfide, insomma, lo affascinano e la panchina bianconera, il completo allegriano del look, è una di queste. Pirlo si presenta alla Continassa come un’incognita che fa tremare. La Juventus ha mostrato segni di cedimento e serve una ristrutturazione che parta dalle fondamenta. Paratici e Nedved hanno rischiato di trovarsi senza poltrona, ma avevano ottenuto un discreto credito sul campo. La scelta è sul maestro: zero panchine da allenatore all’attivo. Una scommessa a voler vedere il lato positivo.

OLIGARCHIA JUVE

In realtà Pirlo alla Continassa qualche effetto l’ha già portato: il sorriso ai senatori. “Conosce la Juve”, la frase d’apertura, è una citazione a Giorgio Chiellini, che ha parlato del suo ex compagno in un’intervista odierna da Coverciano. Inimicarsi chi comanda alla Juve non è mai un bene. E per comandare si intende un insieme di carisma, leadership tecnica, esperienza e sì, conoscenza dell’ambiente bianconero. Che Sarri non c’entrasse con quel mondo impomatato s’era capito già anni fa, a non integrarsi ci ha messo anche del suo. Ha scelto l’imposizione, più che il dialogo. A Napoli funzionò perché i suoi calciatori – anche i più navigati come Albiol – si misero subito a disposizione. Un’alchimia che a Torino non si è mai riproposta. Passino i messaggi abbottonati e diplomatici, ma quella di Chiellini sa davvero di frecciatina. Ad oggi Andrea Pirlo è già uno step avanti Sarri, quanto meno nell’aspetto ambientale. La Juve va configurandosi come un’oligarchia di vecchi saggi, un modello politico che nelle decisioni non coinvolgerà il solo capo allenatore ma anche i senatori: in quest’ottica si spiegano anche i rinnovi di Buffon e Chiellini. Potere alla juventinità, come accade da sempre.

MERCATO IN RITARDO

L’aspetto di campo è quello che più preoccupa: la prima caratteristica allegriana che la scorsa Juventus ha perso è stata la capacità di gestire le situazioni di vantaggio con uno strapotere imbarazzante. A Pirlo non servono concetti guardiolani, serve mettere in condizione Dybala di far sfoggio del tuo talento, Ronaldo al centro del progetto, ritrovare la solidità difensiva e insegnare ai suoi a gestire meglio le fasi della partita. Gli serve una Juve trasformista, che sappia cambiarsi a seconda della partita o all’interno della stessa. Oggi è utopia e se dal lato ambientale Il Maestro parte con un bonus, l’handicap arriva sul progetto tecnico. La Juventus è ancora un cantiere apertissimo, in mediana serve tutt’altro, sei calciatori sono in uscita e in entrata la squadra sembra ancora lontana da vere certezze. È arrivato McKennie, arriverà Dzeko. Basteranno? Probabilmente no, la corsa e la quantità assicurata dal vecchio Matuidi vengono meno. Sulle fasce i punti di domanda sono ancora tanti. Il tempo scorre e Paratici e Nedved sono all’ora della verità. Ne va del futuro della Juve, di un allenatore esordiente e del suo “staff di supporto”. 

Vittorio Perrone

SPORTS AGENCY SC24

Facebook

BETCAFE24

Trending