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Ibrahimovic-Ronaldo: due modi diversi di essere numeri uno. Chi è il più forte?

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Ibrahimovic-Ronaldo: così diversi, così uguali

Ibrahimovic o Ronaldo? Se dovessimo guardare i palloni d’oro, dubbi non ve ne sarebbero. L’asso portoghese ne ha vinti cinque, quello svedese nessuno. Anche il numero delle Champions League non mente: quattro per Cristiano, zero per Ibra (che nei prossimi giorni deciderà sul suo futuro). Di più: lo svedese non ha neanche mai giocato una finale. Se si passa ai titoli con la Nazionale siamo due a zero per lo juventino. Il portoghese è riuscito a portare la sua nazionale lì dove nè Eusebio, nè la generazione d’oro di Figo e Rui Costa era riuscita.

Con lui il Portogallo è diventato Campione d’Europa e si è aggiudicato anche la Nations League. Ibra con la Svezia ha raggiunto al massimo i quarti di finale all’Europeo del 2004, quando sbagliò anche uno dei due rigori che condannò la sua nazionale all’eliminazione contro l’Olanda. E i gol? Ronaldo ne ha messi a segno 626 in 836 gare con una media di 0,75 reti a partita. Ibra, invece ha siglato 478 gol in 796 match. La sua media è di 0.6 precisa. E’ dunque un duello senza senso?

Ibrahimovic-Ronaldo: così diversi, così uguali

Due cose accomunano Ibrahimovic e Ronaldo: un ego smisurato ed una voglia matta di non mollare mai. Entrambi sono maniacali nella propria preparazione e non lasciano nulla al caso. Ognuno di loro crede di essere il migliore. E’ rimasta celebre una frase che lo svedese disse sul rivale quattro anni fa: “Il suo non è un talento naturale ma il frutto di molto lavoro”. Per rincarare la dose, Ibra spiegò la sua tesi, paragonandolo con l’altro Ronaldo, il Fenomeno: ” Ronaldo non si è fatto, è nato per questo e si tratta di qualcosa per il quale non ti può allenare. Come Ronaldo non ci si diventa, ci si nasce. E’ davvero unico”. 

Ronaldo, invece, ha sempre ignorato Ibrahimovic. Non lo ha mai considerato un rivale. Per lui è sempre esistito solo Mesi al suo livello. Gli altri calciatori non contano. Insomma, se Ibra ha sempre cercato lo scontro, con frecciate e frasi ad effetto, Cr7 si è sempre mostrato indifferente nei confronti dello svedese, ritenendo che questo fosse l’arma migliore per dimostrare la sua superiorità.

Tra i due vi è anche una visione differente su cosa significa essere grandi. Ronaldo odia perdere. In qualunque competizione. Va “in cascetta” facilmente. Per lui i trofei e i premi servono a testimoniarne la grandezza. Per questo non si è presentato alle ultime cerimonie del Pallone d”Oro. Ad Ibra non importa. Il suo ego è talmente smisurato che non ha bisogno di alcuna conferma dagli altri. Proprio riguardo all’ambito premio, lo svedese una volta rispose: “Non mi interessa vincere il Pallone d’Oro, non ne ho bisogno per essere il migliore. Lo sono già”.   

Proprio riguardo al passaggio di Cr7 alla Juve, Ibra ne disse un’altra delle sue: “Per lui è una sfida andare alla Juventus? Una squadra che ha vinto la Serie A sette volte di seguito? Cazzate. Andare in un club del genere non è una sfida. Se ne cercava una nuova, sarebbe dovuto andare alla Juve quando era in B, per riportarla in Serie A e farla tornare ai vertici”. Cosa che, però, lui non fece, preferendo l’Inter piuttosto che rimanere in B.

La rabbia e la calma

Ibrahimovic è uno che si arrabbia facilmente. Con tutti. Allenatori, compagni di squadra e avversari. Anche Cr7 non ha un carattere facile. La reazione avuta con Sarri dopo la sostituzione è ancora fresca, ma anche i litigi con Perez che portarono alla fine del suo rapporto al Real o con Mourinho, sempre ai tempi di Madrid. La differenza però è nel modo di reagire. Ibra non è tipo da pensare due volte a quello che fa. Se un avversario lo provoca, lui parte a razzo e per il poveraccio sono dolori. In carriera, per due volte, una alla Juventus e una durante la prima esperienza al Milan, si è beccato 3 giornate di squalifica.

Ronaldo, invece, è più riflessivo. Anche lui incassa parecchi falli e subisce le provocazioni, ma raramente reagisce. Quando lo fa, però, ci va giù pesante. In Supercoppa Spagnola contro il Barcellona, nel 2017, Cr7 si fece espellere per doppia ammonizione. Quando gli fu mostrato il cartellino spintonò l’arbitro, beccandosi cinque giornate di squalifica, poi ridotte a quattro.

Insomma: Ibra e Cr7 sono più uguali di quanto non sembri. Entrambi hanno una cura maniacale per il lavoro e per il loro fisico che è il mezzo con cui ottenere la propria grandezza. Probabilmente la Storia darà più credito a Cr7 per quello che ha fatto a livello internazionale. Ibra però rimane un’icona per tutti. Un giocatore capace di vincere 11 campionati nazionali consecutivi in quattro nazioni diverse e con cinque squadre differenti (anche se quelli con la Juve sono stati revocati). Insomma: ci sarà sempre chi preferirà Cr7 a Ibra o viceversa, ma non vi saranno mai più due giocatori come loro due.

SPORTS AGENCY SC24

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