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Lukaku-Icardi, chi è il più forte?

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Lukaku-Icardi: l'Inter ci ha guadagnato?

Il tormentone Lukaku-Icardi è iniziata la scorsa estate, ma non finirà presto. L’argentino, ora al Psg, è ancora di proprietà dell’Inter e ciò che ha fatto in maglia nerazzurra non si dimentica facilmente. Ancora oggi ci si chiede se i nerazzurri abbiano fatto bene a privarsi dell’ex capitano per spendere 80 milioni sul belga. Vediamo di dare una risposta.

Lukaku-Icardi: due mondi diversi

Lukaku e Icardi sembrano provenire da due mondi diversi. Il belga è un gigante silenzioso, attaccato alla famiglia, generoso in campo e fuori. L’argentino ha sempre atteggiamenti sopra le righe. Lui e la sua ingombrante moglie manager dominano tutti i rotocalchi. Inoltre, risulta molto più attaccato alla famiglia che si è costruito che a quella in cui è nato, come si denota dalle liti con sorella e genitori. In campo, poi, il suo egoismo è leggendario. Raramente dà una mano ai compagni. Più spesso, sonnecchia in campo, in attesa dell’occasione per colpire. Al di là di questi aspetti, però, ce ne sono altri da considerare.

Icardi ha segnato 124 reti in 219 presenze in maglia nerazzurra. Solo una volta in sei anni non è andato in doppia cifra. Tre volte su sei ha superato i 20 gol. Quattro su sei ha realizzato più di 15 reti. Cinque su sei ha siglato più di 10 reti. Tutto ciò contando solo il campionato. Se si analizzano, invece, le stagioni, in cinque su sei ha superato quindici reti. La sua annata peggiore fu la prima, con nove reti in 23 presenze ma allora giocò appena 1.305 minuti. La sua media fu quindi di un gol ogni 145 minuti. In sei anni con la maglia dell’Inter, Icardi ha giocato complessivamente 17.417 minuti. Ciò significa che la sua media realizzativa è di un gol ogni 140. Ovvero,  Mauro segnava al ritmo di una gara e mezza.

Lukaku fin qui si è presentato come meglio non poteva: 17 gol in campionato, 2 in Champions, 2 in Europa League e 2 in Coppa Italia per un totale di 23 gol. Il Covid-19 ne ha bruscamente interrotto la scalata, ma non era impossibile per lui arrivare a 30 gol. Il problema per lui non sono i gol, ma la tempistica dei gol. Zero reti alla Juve, zero reti alla Lazo, zero alla Roma, zero all’Atalanta, zero al Borussia Dortmund, 1 al Barcellona che schierava le riserve. Ciò significa che più l’impegno si fa elevato, più Romelu sparisce.

Icardi, invece, nelle gare importanti raramente falliva. La Juventus era una delle sue vittime preferite. Fu tra i trascinatori contro la Lazio tre anni fa, nell’ultima giornata che decretò il ritorno in Champions dei nerazzurri. Lo scorso anno segnò in tutte e quattro le gare di Champions in cui i nerazzurri andarono a punti. Insomma: a livello di peso specifico l’argentino incideva di più del belga.

Il fattore Lautaro

Ciò che, per noi, fa pendere l’ago della bilancia a favore del belga è il fattore Lautaro. Ci spieghiamo. E’ vero che l’Itner ha sostituito Icardi con Lukaku, ma è anche vero che la cessione dell’argentino ha “liberato” il suo connazionale. Nel 3-5-2 di Conte, una convivenza tra Mauro e Lautaro sarebbe stata impossibile, perchè l’ex capitano tende a catalizzare su di sè il gioco. Non è un caso che nel Psg, con il ritorno a pieno regime di Neymar e Mbappè stia soffrendo. La verità è che dal punto di vista tattico, Icardi era un problema per una squadra che Conte aveva intenzione di impostare con due punte.

La coppia Lautaro-Lukaku, invece, ha retto botta e tenuto l’Inter in scia Juve fino allo stop del campionato. I nerazzurri sono in corsa ancora su tre fronti, cosa che non accadeva da anni. Certo, neanche Lautaro è Icardi. Anche lui deve migliorare. Però ha margini pazzeschi. Con la cessione di Icardi, dunque, i nerazzurri hanno probabilmente perso un terminale senza eguali, ma paradossalmente hanno reso la fase offensiva più incisiva. Per questo, ad oggi si può dire: l’Inter ha fatto bene a cedere Icardi e puntare su Lukaku.

SPORTS AGENCY SC24

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