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Steven N’Zonzi, tragico errore o calciatore incompreso?

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Steven N'Zonzi ai tempi della Roma

Quella di Steven N’Zonzi è una storia particolare. Il calciatore francese è stato per diversi anni nel mirino dei club italiani. La Juve, nell’estate del 2017 sembrava decisa a portarlo a Torino. Allegri chiedeva a gran voce un mediano e il giocatore del Siviglia rispecchiava l’identikit richiesto. Ci fu un lungo corteggiamento con il Siviglia che, però, sparò cifre giudicate eccessive dal club bianconero. Alla fine la Signora ripiegò su Blaise Matuidi. L’anno dopo, però, il club andaluso cedette alle pressioni del suo ex Ds, Monchi e cedette il francese alla Roma per 26 milioni più quattro di bonus. Il mediano firmò un contratto di quattro anni a 3,5 milioni a stagione, risultando il secondo più pagato della rosa dietro a Dzeko. Le cifre messe sul piatto dal club giallorosso erano senza dubbio elevate, ma in molti erano convinti che N’Zonzi sarebbe presto diventato il fulcro del gioco giallorosso.

N’Zonzi nella terra di nessuno

L’acquisto di Stevan N’Zonzi fu un errore fin dal principio. Si può dire che quello di Monchi fu un errore “di conoscenza”. Lo spagnolo era stato l’artefice dell’arrivo di N’Zonzi a Siviglia e lo conosceva bene. Purtroppo, il Ds non conosceva altrettanto bene il suo allenatore. Eusebio Di Francesco non ha mai brillato per acume tattico  e duttilità. L’ “allievo peggiore di Zeman” già lo scorso anno aveva depotenziato Nainggolan e Strootman in nome di un 4-3-3 monco, dove il belga e l’olandese erano diventati due “portatori d’acqua” capaci raramente di superare la propria metà campo.

I miracoli di Allison aveva mascherato  limiti di una squadra che era spesso presa a pallate, salvo poi sfruttare gli errori avversari e sfangarla in contropiede. Non era stato neanche un caso che la partita migliore i giallorossi l’avevano giocata quando, contro il Barcellona, il loro allenatore aveva abiurato l’inutile 4-3-3 per un più solido 3-5-2.

In questo contesto, l’ingaggio di N’Zonzi, essenzialmente un “volante”, abituato a stare davanti la difesa a fare la guerra con gli avversari, risultava inutile fin dall’inizio. Il francese non aveva nè il furore agonistico di Nainggolan, nè l’intelligenza tattica di Strootman per poter coprire il ruolo di interno. Nè si poteva pensare di metterlo a fare il regista, vista la lentezza di passo e l’incapacità naturale di muoversi in una zona di campo così ristretta. Inoltre, la cessione contemporanea del belga e dell’olandese, aveva privato la squadra di due punti di riferimento essenziali. Così, quelle rare volte in cui, Di Francesco prima e Ranieri poi, lo hanno schierato nel suo ruolo naturale con a fianco un altro fuori ruolo come Cristante o De Rossi, il suo rendimento è stato altalenante.

Carattere fumantino

Steven N’zonzi non è stato neanche aiutato dal suo carattere fumantino. Il francese non è riuscito a farsi apprezzare a Roma, anche per via di comportamenti non sempre irreprensibili. Gli stessi atteggiamenti sbagliati che lo hanno portato alla rottura con il Galatasaray lo scorso inverno. L’ambiente romano, già facile all’isteria di suo, non gli ha perdonato alcune frasi fuori luogo e lo spogliatoio giallorosso, non certo un esempio di compattezza, ha fatto il resto. Steven N’Zonzi ad oggi è considerato un peso per le casse della Roma. Petrachi sa che dovrà piazzarlo a tutti i costi. Il problema è che, con quello che guadagna, vendere il francese non è facile, anche in relazione all’età.

N’Zonzi rimane uno dei peggiori acquisti della Roma della gestione americana, al pari di Schick e Iturbe. Hiarda caso i tre i giocatori hanno una cosa in comune: sono tutti stati presi duellando, per motivi diversi, con la Juve. Che sia una sorta di maledizione? Fatto sta che, forse, il francese non è così brocco come si può pensare. Forse è stato solo l’acquisto sbagliato nel momento sbagliato.

SPORTS AGENCY SC24

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