Buzz
John Arne Riise, il fulmine che accese l’ultima Roma

23 gennaio 2010. Per uno che ha messo in bacheca una dozzina circa di trofei, tra cui la prestigiosa Champions League, una partita non può certo segnare una carriera. A meno che non ci si chiami John Arne Riise, professione terzino, soprannome Thunderbolt, il fulmine, per la violenza del suo sinistro. Il pallone che diede lustro ad una vita da onesto gregario, però, lo appoggiò in rete di testa, in una freddissima notte di fine gennaio di un caldissimo campionato di fine decennio.
L’ultima volta
Da quel giorno, la Roma non è stata più in grado di uscire da Torino con i tre punti. Tra Olimpico e Stadium, i giallorossi hanno infilato un filotto di 9 sconfitte in campionato e una in Coppa Italia, alcune delle quali rovinose assai (due 4-0 e due 3-0, sia detto en passant). Quella sera di gennaio, però, il dio del calcio aveva deciso di regalare il match perfetto a Totti e compagni; perfetto e pazzo, esattamente come il sogno che si stava vivendo su una sponda del Tevere, trasformato giusto giusto 3 mesi dopo nel sogno dell’altra. La rete di Del Piero sembrava poter indirizzare il destino lungo i binari consueti, la testa di Riise decise invece di cambiare il finale, trasformando in tripudio la trasferta giallorossa. Nel mezzo, come era giusto che fosse nell’armonia del copione, il rigore di Totti, partito dalla panchina, non per scelta di mister Ranieri, ma per volontà del dio che, per essere ex machina, deve saper scendere al momento giusto.
Il gregario divenuto Re
Per una notte, Riise fu re. Intendiamoci, la carriera del terzino norvegese era stata fin lì di tutto rispetto, non soltanto per i trofei conquistati, ma per le prestazioni offerte in campo. Con la maglia del Liverpool aveva totalizzato 348 partite in tutte le competizioni, condite da 31 reti; fu protagonista della cavalcata Champions conclusa nella folle finale di Istanbul (in cui sbagliò uno dei rigori). Importante era stato anche nel campionato vinto ad inizio decennio dal Monaco. A Roma, però, divenne un idolo. Sarà per quella chioma rossa che ricordava i colori della città, sarà per quello sguardo un po’ guascone tipico della periferia della capitale, sarà per quell’amore che non ha mai nascosto verso la maglia giallorossa; sarà per quel gol che lo trasformò in re, per una notte e per tutta la vita.
Un romano venuto dal Nord
Ci sono molti modi per essere un romano. Riise ha scelto quello più complicato, calando come un barbaro dal capo opposto del Continente. Arrivato in punta di piedi al tramonto della prima esperienza romana di Luciano Spalletti, visse da leader indiscusso l’alba del romano, lui di Roma, Claudio Ranieri. In campionato mise a segno cinque reti, tra cui quella che regalò la prima vittoria in campionato ai giallorossi, in quel di Siena, con una punizione di sinistro che sgretolò la barriera dei toscani e gli incubi di una falsa partenza. Bianconero anche il Siena, antipasto autunnale del trionfo invernale. Amato come pochi altri stranieri, John Arne seppe prendersi la Roma, nell’ultima notte in cui fu capitale a Torino.













