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Italia, Conte peggio di Prandelli: il cambiamento che non cambia

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Antonio Conte, Ct della Nazionale e (forse) futuro allenatore del Milan
Graziano Pellè, unica nota positiva dell'Italia di Conte

Graziano Pellè, unica nota positiva dell’Italia di Conte

Avevamo accolto le prime due partite come la rinascita del calcio italiano, dando il via alla beatificazione di Antonio Conte per quanto visto con l’Olanda e la Norvegia: temperamento, idea di gioco e rete inviolata. Cosa è rimasto di quelle prime apparizioni? Nulla, perchè siamo riusciti anche a farci gol da soli contro gli Azeri, che a zero dovevano rimanere. Prandelli avrà pure fallito al momento clou, ma la filosofia impressa per 1 anno ed 11 mesi alla Nazionale aveva portato ottimi risultati ed un’idea di gioco di qualità. Come forse mai si era visto nel Belpaese.

DUE FIGURACCE DA 6 PUNTI: ITALIA, SVEGLIA! – Quando è stato scelto Antonio Conte per guidare la rinascita dalle macerie della Nazionale, tutti eravamo concordi: era stato scelto il migliore. 4 partite non possono cambiare questa certezza, anche perché una minima parte di responsabilità sono imputabili al tecnico leccese: se non una, un “accanimento” morboso al 3-5-2. Un modulo improponibile in ambito europeo come più volte appurato sulla propria pelle in bianconero, ma soprattutto uno schieramento totalmente inadatto a sfondare squadre chiuse in 20 metri come le ultime 2 incontrate. laddove serve allargare il gioco, noi lo stringiamo ancor di più: 4-3-3, 4-2-3-1, persino il caro e vecchio 4-4-2: risultano senz’altro moduli più internazionali ed adatti per accerchiare rigide, corte e compatte formazioni che scendono sul terreno di gioco solo per ostacolare quello avversario. Zero gol su azione contro Malta ed Azerbaijan sono un qualcosa di umiliante, non occorre usare mezzi termini ma chiamare le cose per quel che sono. Persino la Norvegia era riuscita a farne 3 sul campo ospite: e noi eravamo pure in superiorità numerica. Vedere l’Italia, 4 volte Campione del Mondo, fare melina gli ultimi minuti e togliere un attaccante per un difensore dopo l’espulsione di Bonucci, che riduceva le squadre in 10 vs. 10, è stato aberrante. E tra un mese a San Siro arriva la Croazia, se non si svolta registro la Scala del Calcio rischia di diventare teatro di una tragedia. Gli zero gol subito, autogol esclusa, non devono ingannare: che Malta o Azerbaijan facciano un gol è probabile quanto vincere al superenalotto, con la Norvegia ci siamo andati molto vicini a subirlo su due occasioni e con l’Olanda (priva di Robben) l’espulsione dopo 10 minuti di Martins Indi ha reso facilissimo il lavoro degli azzurri. Tra l’altro, ieri i tulipani hanno perso 2-0 con l’Islanda, non uno squadrone insomma. Squadre che ci attaccano dobbiamo ancora affrontarle, allora capiremo se almeno l’assetto difensivo è un buon punto dal quale ripartire.

Prandelli al suo arrivo qualcosa aveva cambiato: nel gioco e nella mentalità, per un anno e mezzo abbiamo visto un’Italia talmente bella (per come eravamo abituati almeno) da non sembrare nemmeno l’Italia. Qualità, possesso palla, dominio territoriale, grandi palleggiatori ed idea offensiva di calcio. Secondo posto agli Europei e terzo porto in Confederations Cup: nel mezzo due qualificazioni ad Europei e Mondiali piuttosto lisce. Poi la debacle assurda in Brasile, dove Prandelli ha le sue colpe, ma solo parte di un insieme di responsabilità allargabili a giocatori e società: per un discorso sui giovani ed italiani che richiederebbe ben altro spazio e tempo. Stesso alibi è comunque valido per Conte: i Nesta, Cannavaro, Zambrotta, Totti, Del Piero, Vieri ed Inzaghi non ci sono più: questo abbiamo e con ciò dobbiamo lavorare.

A Conte la palla: che non ha mai scottato così tanto.

Giornalista pubblicista, coordinatore presso SportCafe24 da oltre due anni. Amo lo sport in ogni sua forma e disciplina, raccontandolo con la voce di chi spesso non ne ha una, con un unico valore trainante. La verità: nel più profondo dei suoi significati.

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