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I 5 allenatori che hanno cambiato il calcio italiano

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Guidetti Giovanni Trapattoni, tra i principi degli allenatori italiani.

In campo ci vanno i giocatori, certo, ma se questi non sono guidati da un uomo forte la loro strada è molto breve. L’Italia è il paese della tattica, e negli anni numerosi allenatori hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante. Cinque più degli altri hanno però rivoluzionato il gioco, con storie impossibili da classificare, e pertanto ordinate cronologicamente.

5 – ARPAD WEISZ

Nell’Italia degli anni ’30 il Calcio stava prepotentemente diventando lo soprt nazionale. Merito senza dubbio di atleti leggendari come Meazza o Piola, ma anche delle idee nuove portate da una generazione di tecnici insuperabili. Uno di essi fu l’ungherese Arpad Weisz. Arrivato nel nostro Paese come giocatore, egli ci rimase da allenatore, e alla tenerà età di 30 anni prese la guida dell’Inter. Coi nerazzurri vinse il primo campionato a girone unico della Storia (1929/30), lanciò in prima squadra il “Balilla” Meazza e si impose come miglior allenatore del panorama italiano. Questa nomea gli consentì di trionfare ancora (in Italia e in Europa) col Bologna di Schiavio – da molti considerato il suo vero capolavoro – ma non gli evitò una tragica fine. Weisz, con la sua famiglia, di origine ebraica, subì prima le umiliazioni delle leggi razziali e in seguito l’orrore dei campi di concentramento, morendo ad Auschwitz nel gennaio 1944.

4 – HELENIO HERRERA

Che la vocazione dell’Inter fosse quella di cercare le proprie fortune fuori dai confini nazionali è chiaro già dal nome, ma quella di pescare all’estero gli allenatori più particolari è una sua dote speciale. Nel 1960 Angelo Moratti – al quinto anno di presidenza – punta tutto sull’argentino Helenio Herrera. HH, soprannominato Il Mago per i suoi successi alla guida del Barcellona, fatica a imporre i suoi metodi a Milano. La sua cura maniacale dell’alimentazione e la sua ossessione per slogan e strategie psicologiche vengono mal digerite dallo spogliatoio, tanto che Moratti vorrebbe mandarlo via. Per sua fortuna non lo farà, ed Herrera – col suo Calcio fatto di difesa e contropiede – porterà l’Inter sul tetto del Mondo ripetutamente. Facchetti, Mazzola, Jair, Suarez e Corso formarono l’ossatura di una squadra mitica, anzi, “Magica”.

3 – GIOVANNI TRAPATTONI

All’estero, il termine più abusato per denigrare il nostro Calcio è “catenaccio”, metodo che per anni è stato alla base della preparazione tattica di tutti i nostri allenatori. Quello che più di tutti ha saputo interpretare questa regola è stato senza dubbio il Trap. Trapattoni ha segnato un’epoca, ha dominato il calcio italiano con la sua Juve, fatta di straordinari difensori (Zoff, Gentile, Cabrini e Scirea, tutti campioni del mondo) ma anche di giocatori come Brady e Platini. Scudetti a ripetizione, trofei vari e anche una Coppa dei Campioni (nella maledetta notte dell’Heysel). Negli ultimi 20 anni ha girato – vincendo – l’Europa, e ancora adesso le Nazionali di mezzo Mondo gli propongono panchine. Segno forse che il catenaccio, all’Estero, non dispiace poi così tanto.

2 – ARRIGO SACCHI

Allenatori: Arrigo Sacchi

Allenatori: Arrigo Sacchi

Viene dalla Romagna Arrigo, ma è in Emilia che si è rivelato al grande Calcio. Col Parma dei miracoli stupisce tutti, in primis il Presidente Silvio Berlusconi, che, tra tutti gli allenatori, lo impone alla guida del Milan. Pressing, ripartenza, modulo 4-4-2, sono tutti termini diventati d’uso corrente grazie alla genialità di Sacchi. Evolve il Calcio Totale all’olandese, e proprio grazie all’Olanda trova le sue fortune. Gullit, Rijkaard e Marco Van Basten trascinano i rossoneri a vette mai raggiunte da prima. Arrigo gioca un Football straordinerio (per dirla con le sue parole) e stravolge il concetto stesso di tattica. Imitato da buona parte d’Europa, sfiora il successo anche in Nazionale, arrivando a 11 metri dal titolo Mondiale nella finale di Usa 1994. Oggi, fuori dal calcio a causa dello stress, sciorina ancora tutte le sue conoscenze come opinionista televisivo, anche se a volte non riceve il rispetto dovuto da parte di colleghi con molto meno pedigree.

1 – JOSÈ MOURINHO

Il Freud del Calcio. Se già negli anni ’60 Herrera aveva iniziato a comprendere l’importanza della componente psicologica e motivazionale nel raggiungimento del successo, Mou è stato capace di elevare questo aspetto ad arte. Parafulmine della squadra, Mourinho ha costruito i suoi trionfi lavorando sulla mentalità delle truppe, convincendole di essere sole contro il Mondo e portando tutti a dare il massimo. Non a caso, è andato male solo nell’aristocratico Real Madrid, dove lo snobismo dell’ambiente ha cozzato col suo ego spropositato, impedendo il formarsi di quell’empatia cara al portoghese. Si è rivelato all’Europa vincendo a sorpresa la Champions col Porto, ha riportato la Premier League a Stamford Bridge dopo 50 anni e la Coppa dalle grandi orecchie all’Inter dopo 45. Ha ispirato una generazione di allenatori-condottieri (Conte su tutti) e coniato un vocabolario calcistico nuovo di zecca (Zeru titoli, prostituzione intellettuale, Porque?). What else?

Venticinquenne milanese, amante dello Sport con la passione per la scrittura. Coordinatore per SportCafe24, responsabile della sezione Basket. Neolaureato in Comunicazione e Psicologia.

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