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La Scozia resta inglese: Gold saved the queen


Alex Salmond, primo ministro della Scozia fautore del referendum
COMUNQUE VADA E’ STATO UN SUCCESSO- E’ quello legittimamente può pensare il leader degli indipendentisti scozzesi Alex Salmond, dopo aver rimesso il mandato dalla carica di First Minister del Parlamento autonomo scozzese. Perché si usa così nei paesi seri ed anglosassoni, dove i politici si dimettono anche dopo aver perso a briscola. Alex Salmond però è il vero vincitore, per una serie di ragioni.
ESTABILISHMENT CONTRO- In fin dei conti ha avuto tutti contro: i tre partiti di Westminster, la City, le banche, l’industria del petrolio, il big business, il Financial Times e l’Economist, anche la regina. Mancavano solo Pippo, Pluto e Paperino; malgrado ciò i sostenitori del sì hanno raggiunto il 45% dei consensi.
IL PATTO- I leader dei tre partiti britannici rappresentati in Parlamento-Conservatori,Laburisti,Liberali- hanno sottoscritto un patto per garantire una devolution più radicale– che già adesso non è uno scherzo- a Scozia, Galles, Irlanda del Nord ed Inghilterra, nel caso di una vittoria dei no. In una sorta di larga intesa in salsa anglossassone, disposti ad una federazione di stati per scongiurare il pericolo di una Scozia indipendente. Indipendente e soprattutto libera di gestire il 91 per cento del greggio del Mare del Nord. Mica male per una nazione di solo 5 milioni di abitanti. Secondo la più grande banca d’affari giapponese Nomura, la sterlina si sarebbe svalutata di almeno il 15% in caso di indipendenza. Se insieme a tutto questo, aggiungiamo l’idiosincrasia di Salmond all’euro, è facile comprendere che le nuove forme di devolution-soprattutto una maggiore autonomia di bilancio e nella fiscalità, aumenterebbero ulteriormente le distanze tra il Regno Unito e la UE, già particolarmente sgradita e non solo agli scozzesi. Ma del resto il sacrificio val bene un barile.











