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Scolari chiede scusa al popolo verdeoro: “Io unico responsabile”

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Un tifoso che piange per l'eliminazione della squadra di Scolari
Scolari e Julio Cesar chiedono scusa: "Ci assumiamo le nostre responsabilità"

Scolari e Julio Cesar chiedono scusa: “Ci assumiamo le nostre responsabilità”

L’8 luglio 2014 diverrà data scolpita nella memoria dei brasiliani per i prossimi mille anni, da Salvador a Rio, da San Paolo a Brasilia, Belo Horizonte, anzi non così “Belo” per tutti i tifosi brasiliani, sarà vista come la città del dramma verdeoro. I tifosi lo vivono come un vero disastro, ma poco ha potuto la squadra di Scolari che era arrivata in semifinale con le unghie e con i denti contro lo strapotere dei tedeschi che hanno messo a segno una vera e propria goleada, che sembrava non finire più.

CHIEDO SCUSA – Felipe Scolari, l’allenatore dei verdeoro, è consapevole che non basta più aver vinto il Mondiale del 2002 per considerarsi ancora un eroe in patria: “Abbiamo cercato di inseguire il nostro sogno e non ci siamo riusciti. Chiedo scusa a tutto il popolo brasiliano per il risultato. Noi continueremo a lavorare per cercare di raggiungere il terzo posto. Grazie al nostro pubblico che comunque ci ha sostenuto. Chi è il responsabile di tutto ciò? Io, di tutto. Responsabilità condivise ma scelta giocatori, tattica e modulo di gioco è mia, io sono il responsabile”.

LACRIME E DELUSIONE – Lascia sicuramente nel modo peggiore l’ex Inter Julio Cesar che piange e spiega. Lacrime e sintesi di qualcosa che ha ben poco di spiegabile: “Sinceramente è complicato spiegare cosa è successo. E’ solamente inspiegabile. Dobbiamo riconoscere il gran calcio offerto dai tedeschi, fino ad ora stava andando tutto bene. Il popolo brasiliano tifava per noi manon siamo riusciti pur provando a giocarcela a soddisfare e realizzare il sogno dei brasiliani. Non ce l’abbiamo fatta. E’ una tristezza fortissima, c’è stato un blackout inspiegabile. Resta l’amaro in bocca, ho sbagliato io, avrei preferito perdere 1-0 con papera mia piuttosto che in questo modo ma so che sapremo rialzare la testa. E comunque grazie sempre a Dio che mi ha dato la possibilità di giocare un Mondiale nel mio Paese”. E ancora giù lacrime, come quelle di David Luiz: “Ci siamo persi, loro l’hanno capito e ci hanno punito. Volevo far felici i miei connazionali, perdonateci, chiedo scusa a tutti. Imparerò anche da questa lezione, ma non desisterò. Non getterò la spugna”.

Gabriele Gianotti

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