VIZIO DEL GOAL – E’ difficile trovare un attaccante capace di segnare ovunque giochi, con qualsiasi maglia indossi e in qualunque campo ponga il suo piede. Ecco, Mario è proprio quest’attaccante: in 3 squadre ha giocato – Stoccarda, Bayern e Germania – e in tutte ha mantenuto una media realizzativa superiore ad 1 goal ogni 2 partite. Un cecchino. Un cecchino con un fiuto del goal della volpe affamata e la sensibilità di un airone. Un animale mitologico. Una vera rarità in un calcio dove i grandi campioni (o presunti tali) finiscono puntualmente per deludere le attese ogni volta che la posta in gioco supera il livello dell’amichevole pre-campionato.
RONALDO CHI? – E in questo Europeo di aspiranti principi ancora drammaticamente ranocchi ce ne sono a bizzeffe: Ronaldo sembra la brutta copia di quel ragazzo in camiseta blanca capace di insaccare i poveri portieri avversari 66 volte in una sola stagione, Ibrahimovic viene annichilito dall’ormai ex Sheva, Torres è un incompreso ormai da un paio di annetti e Balotelli sviene appena entrato in area consentendo il facile recupero del trasandato Ramos. Un ecatombe di campioni (o presunti tali). Tutti tranne SuperMario. Il solo a segnare più goal rispetto al numero dei palloni toccati. Due palle due a lui e l’Olanda torna, con ogni probabilità, a casa fra tulipani e diamanti. Una palla una a lui e il Portogallo diventa piccolo piccolo, quasi quanto il suo capitano e giocatore simbolo.
FUTURO IMMENSO – 26 anni cosa sono nel calcio moderno? Sono niente, soprattutto per una punta di peso che per diventare decisiva ha bisogno della piena maturazione fisica. Gomez da 6 stagioni non scende sotto la doppia cifra in campionato. Da quando aveva 21 anni. 122 goal in 176 partite negli ultimi 6 campionati. Mostruoso? Incredibile? No, semplicemente un attaccante vero. Uno che sente la porta e sa prendersi la propria squadra sulle spalle, come allo Stoccarda e spesso al Bayern, ma sa anche essere la punta di diamante di una squadra organizzata tatticamente e tecnicamente come la nazionale tedesca. Che piova o ci sia il sole il risultato non cambia: sul tabellino il suo nome comparirà, sempre. E così sarà, probabilmente, per tanti e tanti anni ancora. Almeno 6 o 7, se il fisico sarà dalla sua parte. E allora siamo pronti a scommettere che di articoli di questo genere ne leggeremo tanti ancora nei prossimi anni, quando anche il pubblico italiano si accorgerà che nel calcio non ci sono solo i Torres e i Ronaldo, ma anche tanti ragazzi di grande volontà capaci di dimostrarsi campioni quando il fuoco dell’agonismo arde e ammoscia gli animi meno coraggiosi.
GERMANIA DA SOGNO – L’emblema di questa Germania è in un’immagine che sarà sfuggita ai più: primi minuti della gara contro l’Olanda, Robben si invola sulla fascia chiuso da 3 tedeschi arrembanti che scaraventano il pallone in tribuna. Fra di loro se ne riconosce uno che mai ti aspetteresti: sì, proprio lui, Mario Gomez da Riedlingen rincorre il contropiede dei Tulipani e dopo 50 metri di scatto ad arginare il fantasma di Robben se ne torna trotterellando verso la sua area di competenza. Questa è la Germania: l’unica squadra capace di coniugare la precisione e la fermezza dell’animo teutonico e la tecnica sopraffina di una generazione di fenomeni provenienti da tutte le parti d’Europa. Ozil, Boateng, Podolski e Khedira sono i simboli di una società che cambia e sa cambiare valorizzando i propri pregi, senza arroccarsi nel pianto auto-commiseratorio di chi non riesce a valorizzare la diversità come motore di crescita e sviluppo. Se la Germania vincerà quest’Europeo avremo tante lezioni da imparare dal suo trionfo, sempre che sapremo tenere aperte le nostre orecchie troppo spesso tappate dal tifo cieco e sordo.
A cura di Angelo Chilla