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Napoli “roccaforte della mafia”: il Guardian nella bufera per aver detto la verità

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Dal calciomercato al caso diplomatico il passo, a volte, è molto breve. Ne sa qualcosa Barry Glendenning, cronista sportivo del Guardian, finito nell’occhio del ciclone per una frase del suo articolo dedicato a Danny Welbeck, il ventitreenne attaccante del Manchester United corteggiato da due top club di Premier League e dagli Azzurri di Rafa Benitez. “Il ds del Napoli Riccardo Bigon – scrive Glendenning a proposito delle avance partenopee – ha fatto sapere all’agente di Welbeck di essere interessato al suo assistito, ma con Everton e Tottenham a loro volta sulle tracce del giocatore, il club che rappresenta una delle città italiane roccaforti della mafia ecco il passaggio incriminato – dovrà fare una di quelle offerte che non si possono rifiutare (stesse parole, nota bene, di un celebre dialogo del film “Il Padrino”).

Le parole incriminate dell'articolo di Barry Glendenning

Le parole incriminate dell’articolo di Barry Glendenning

INDIGNAZIONE PAVLOVIANA – La matematica non è un’opinione, dicono, ma le lingue straniere – evidentemente – . Molti, infatti (fra cui il Sole 24 ore), hanno visto nella roccaforte della mafia (“the club from one of Italy’s mafia strongholds”) un esplicito riferimento alla società guidata da De Laurentiis e non (come pare ovvio) alla città. La cosa curiosa però, a tale riguardo, è che la prima reazione dei media italiani è esattamente la stessa. Che si tratti di affermazione sconsiderata e da codice penale o di banale constatazione non fa alcuna differenza per loro, e come un sol uomo ora tutti gridano “vergogna!” Quello di Glendenning, scrivono allineati e corretti copia-incollando il pensiero, è un attacco pesante e gratuito, un vile affondo, una presa di posizione pazzesca e decisamente inopportuna, una clamorosa gaffe, ecc., ecc., in particolar modo – sottolineano in molti – se si considera che è un semplice articolo di calciomercato (!) Di più: le parole del cronista inglese, colpevole di aver danneggiato l’immagine di un’intera città, non sono altro che un luogo comune, un insopportabile pregiudizio.

WHAT, PLEASE? – Un luogo comune? Ma che, scherziamo? Glendenning scrive che Napoli è una roccaforte della mafia: ah, perché, non è così? Sta forse dicendo cose non corrispondenti al vero? Ci sta forse calunniando? La camorra, evidentemente, è la piaga infetta del Kent, secondo i nostri indignados, e Scampia è un sobborgo di Birmingham.  I quartieri spagnoli? Un problema di Manchester. E i morti ammazzati per strada? Forse la polizia di Liverpool sta sottovalutando il problema. E già…Come osa, poi, questo arrogante scribacchino d’oltremanica, infangare la cristallina immagine del capoluogo campano in un semplice articolo di calciomercato? Lo sanno tutti che gli scippi e i furti subiti dai giocatori (e mogli, fidanzate, agenti, ecc.) sono un fenomeno molto diffuso sulle rive del Tamigi, mica a Napoli, e quindi perché parlarne? Insomma, davvero un attacco gratuito e diffamatorio, non c’è che dire…

CREDERE, OBBEDIRE, CENSURARE – Ora, forse Glendenning non ha particolare simpatia per il nostro Belpaese, e forse ancor meno per Napoli e per gli Azzurri: ma…e con ciò? Il punto, in questa vicenda, è uno e uno soltanto: è vero quello che dice oppure no? Napoli è una roccaforte della mafia (è chiaro che mafia o camorra non fa alcuna differenza), o si tratta di una volgare diffamazione? Ma dai, lo sappiamo tutti che è vero, e allora perché i nostri organi di informazione reagiscono come se fosse falso? Perché questa levata di scudi collettiva, questo coro mediatico così compatto? Sembra la stampa di un Paese libero, la nostra, o ricorda piuttosto quella di un’oscura dittatura caraibica?

E quanti anni ci vorranno, in fondo, per debellare la mafia in un Paese così?

Enrico Steidler

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