Ha quella faccia un po’ cosi, Fabio Fognini. Occhi da furbacchione, sguardo un po’ strafottente, espressione da attore consumato. Lo osservi e di primo acchito ti viene spontaneo pensare: “Ma chi si crede di essere, quello?” Poi lo vedi in campo, e capisci. Capisci che non è soltanto scena, non è soltanto strafottenza fine a se’ stessa. Fognini è talento allo stato puro, con i suoi pro e con i suoi contro. E di contro(indicazioni) fino a qualche tempo fa ce n’erano parecchie, perchè Fabio rappresentava l’esatta incarnazione della frase ‘genio e sregolatezza’. E’ cambiato tutto un bel giorno d’estate, la scorsa estate per la precisione. A 26 anni il ragazzo con quella faccia un po’ cosi ed i colpi dorati del fuoriclasse supremo ha deciso che era arrivato il momento di fare sul serio. Basta distrazioni, basta fuori programma. Bisognava vincere. E cosi è stato. Da un momento all’altro, lui che non aveva mai vinto un torneo Atp, ne ha piazzati due in fila: Amburgo e Stoccarda poi, mica cotica. E la settimana successiva, non pago, è arrivato in finale pure ad Umag, uscendo stavolta sconfitto. Ma il luglio 2013 ha senz’altro rappresentato la svolta della carriera per Fabio Fognini. Oggi, il nostro principale campione, è Numero 15 al mondo e si prepara a sfidare Sua Maestà Djokovic agli ottavi degli Australian Open. Senza paura. Come sempre, del resto.
LA CONSAPEVOLEZZA DEL VINCENTE – Già, perchè Fognini di paura sostanzialmente non ne ha mai avuta. Anzi. Quando vede i big di solito si esalta e li fa penare. Nadal ogni volta che lo incontra di certo non si lascia andare a sorrisi di gioia: più e più volte Fabio gli ha dato fastidio, rischiando addirittura di estrometterlo da un paio di tornei. Quel che è mancato sempre al nostro, per fare il salto di qualità, è stato l’approccio vincente. Per questo Fabio arrivava ‘ad un passo da’ senza mai riuscire a fare quel benedetto passo. Oggi può. Quest’estate ha vinto, ed ha cominciato a capire seriamente una cosa: il suo meraviglioso talento non basta se vuole essere un Numero Uno. Serve concretezza, concentrazione, rabbia agonistica e mentalità vincente. In sostanza, serve consapevolezza. Caratteristica che dopo i primi trionfi sembra aver finalmente acquisito. Lo dimostra anche il modo in cui è arrivato a questi ottavi di finale in uno Slam, da campione affermato. Lasciando per strada un misero set complessivo contro avversari di buon livello come Bogomolov, Nieminen e Querrey. Niente cali, niente regali. Niente più vecchio Fognini. All’età di 26 anni e mezzo sembra stia arrivando la definitiva maturazione per questo campione che – siamo sicuri – se si fosse svegliato prima oggi sarebbe tra i primi 5 tennisti al mondo. Ma a 26 anni e mezzo non è mica troppo tardi per recuperare, figuriamoci. Fabio ha ancora mezza carriera e oltre davanti. Deve soltanto gettare la mente oltre l’ostacolo. E l’ostacolo, questa volta, si chiama Djokovic.
Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri
