Enrico Steidler
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Blatter va alla guerra contro i simulatori, ma il suo è un “armiamoci e partite”

Il numero uno della Fifa lancia l’idea dell’espulsione a tempo (indeterminato) per i giocatori che simulano un infortunio ma non spiega come metterla in pratica

Blatter va alla guerra contro i simulatori, ma il suo è un “armiamoci e partite”
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L’immagine del calcio, si sa, è a dir poco offuscata, e lo è più o meno in tutto il mondo: calcioscommesse, razzismo, doping, violenza e gioco scorretto sono diffusi ovunque, infatti, anche se in misura diversa, e a cinque mesi dall’inizio dei mondiali la necessità di restituire almeno un briciolo di credibilità a questo sport e alle sue istituzioni è così urgente che persino i burosauri della Fifa sembrano avvertirla. Molto significativa, in tal senso, l’ennesima crociata di Joseph Blatter contro i finti infortunati, che il “presidente eterno” della federazione internazionale ha appena scatenato con viva e vibrante determinazione.

Joseph Blatter, presidente della Fifa dall'8 giugno 1998

Joseph Blatter, presidente della Fifa dall’8 giugno 1998

NEL NOME DEL “RESPECT”“Le istruzioni sono chiare a riguardo” – commenta Blatter illustrando la strategia individuata per debellare la piaga dei malati immaginari – “Se un giocatore è a terra, alla squadra avversaria non è richiesto di mettere la palla fuori e l’arbitro deve intervenire solo se ritiene che ci sia di mezzo un infortunio serio. Se il giocatore finito a terra cerca di rientrare in campo subito dopo essere stato portato via, l’arbitro può allora farlo aspettare fino a quando l’inferiorità numerica non abbia avuto un impatto sulla partita. Si tratterebbe di una penalità a tempo e potrebbe spingere i simulatori a riflettere. Dare un taglio a questi imbrogli – prosegue l’Highlander svizzero nel suo consueto editoriale su Fifa Weekly – “sarebbe una forma di rispetto verso avversari e tifosi ma anche verso se stessi in quanto professionisti e modelli. Questo genere di cose viene trattato con disprezzo in altre discipline sportive ma è diventato qualcosa di accettato, di normale nel calcio. Anche se la simulazione è qualcosa di scorretto e appare assurda quando viene rivista al replay, c’è chi la considera una furbata o, nel peggiore dei casi, un peccato veniale. E mi riferisco anche a certi tuffi in area per avere un rigore, una cosa che trovo profondamente irritante specie quando il giocatore mezzo morto torna in vita non appena lasciato il campo. La linea del fallo laterale” – chiosa Blatter con azzeccata ironia – “sembra avere poteri rigeneranti che nemmeno i medici sanno spiegare”.

ARMIAMOCI E PARTITE – Parole veementi e condivisibili, quindi, ma anche troppo vaghe e indistinte. Che vuol dire, ad esempio, che l’arbitro può ritardare il rientro in campo del malato immaginario fino a quando l’inferiorità numerica non abbia avuto un impatto sulla partita”? Vuol dire che la squadra ridotta in dieci deve prendere un gol? E se nel frattempo ne fa uno, allora deve subirne almeno due prima di ritornare a ranghi completi? Urge un editoriale con ampi chiarimenti. Per ora, l’unica cosa certa è che “la palla” – cioè la patata bollente – “passa agli arbitri”, sulle cui spalle viene quindi sbrigativamente scaricata ogni responsabilità. “Affari vostri”, sembra dire il generale Blatter dalle sue confortevoli retrovie ai direttori di gara impegnati in prima linea: sta a voi, infatti, decidere tutto, dall’entità della simulazione a quella della pena (da stabilire anche in relazione al fantomatico “impatto”), e di moviola in campo – ça va sans dire – nemmeno a parlarne.

Strategia confusa, quindi, soldati male armati e comandante imboscato: come finirà, secondo voi, la guerra appena dichiarata?

Enrico Steidler

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