Davide Luciani
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Focus Milan, rossoneri in un incubo: tutti i perché e le soluzioni

Il Milan rischia di emulare quello di Tabarez e Sacchi della stagione 1996/1997 che chiuse all’undicesimo posto

Focus Milan, rossoneri in un incubo: tutti i perché e le soluzioni
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Clarence-Seedorf, il futuro tecnico del Milan dovrebbe essere lui

Clarence-Seedorf, il futuro tecnico del Milan dovrebbe essere lui

Milan sempre più giù. La sconfitta nel derby di ieri sera è la sesta in campionato e fa sprofondare i rossoneri al tredicesimo posto in classifica. Tutti gli obiettivi stagionali sembrano evaporati già a Natale. Il Milan sembra avere un encefalogramma piatto e il derby giocato ieri, con buona volontà, ma pochissima qualità, ne è l’esempio lampante.

NUMERI DA INCUBO –  Kakà e compagni viaggiano a – 27 dal primo posto, – 17 dal terzo e a -12 dall’ultimo posto utile per l’Europa League. Non basta. La squadra di Allegri vanta la quarta peggior difesa della A con 26 gol subiti, al pari di Verona e Lazio. Solo Sassuolo, Bologna, Catania e Livorno (cioè le squadre che occupano le ultime quattro posizioni in campionato) ne hanno incassati di più. Inoltre, a volere essere gufi, si potrebbe anche dire che i rossoneri sono appena cinque punti sopra la zona retrocessione. Insomma, a parte il passaggio agli ottavi di Champions, non c’è altro da salvare in questa stagione. Il rischio di eguagliare il peggior Milan dell’era Berlusconi, ovvero quello del 1996/97, è concreto. Quella squadra, guidata prima da Tabarez e poi da Sacchi, chiuse all’ undicesimo posto con 43 punti in 34 partite (media punti 1.2), 13 sconfitte (tra cui un terrificante 1-6 in casa contro la  Juventus) e 45 gol subiti. Questo Milan ha una media punti addirittura più bassa (1.1).

DIFESA SENZA LEADER – Il motivo di questa debàcle è presto spiegato. La squadra ha pochissima qualità in tutti i reparti. Manca un leader difensivo che sappia anticipare gli avversari, guidare i compagni ed impostare l’azione. I vari Mexes, Zapata, Silvestre e Bonera, con tutto il rispetto, possono andare bene per una squadra di medio-bassa serie A, non certo per il Milan e le loro pecche sono più evidenti in ogni giornata. Sugli esterni poi, visti gli infortuni a turno di Abate e De Sciglio si continua a dover schierare Costant e Emanuelson, due che nascono centrocampisti e che mancano proprio dell’Abc della difesa. Con un reparto centrale simile, non c’è da stupirsi che, ogni volta che un avversario si avvicini all’area rossonera, Abbiati perda un battito di cuore.

CENTROCAMPO DI OPERAI – Peggio ancora sta messo il centrocampo dove, tolto Kakà, si viaggia nel nulla più assoluto. Montolivo è l’esatto opposto di Vidal. Se il cileno è da tutti considerato un tuttocampista, per la sua versatilità, l’italiano è un nullocampista perché ovunque lo metti non riesce a incidere. Inoltre, a dispetto della fascia di capitano al braccio, manca totalmente della personalità necessaria per guidare i compagni. E il resto dei centrocampisti sono onesti mestieranti e nulla più. Non si può chiedere qualità ai vari Nocerino, De Jong e Muntari, mentre Poli, ce è il migliore tecnicamente, non può incidere in una situazione di tale sfacelo tecnico e senza personalità forti al fianco.

FLOP ATTACCO – Discorso a parte merita l’attacco. Qui la qualità c’è ma gli infortuni ci hanno messo lo zampino finendo per privare Allegri di due giocatori importanti come Pazzini ed El Shaarawy (31 gol in due la scorsa stagione). Il neoacquisto Matri si sta rivelando il flop del mercato 2013, mentre Balotelli fa capire ogni giorno che passa, i motivi per cui rimarrà sempre nel limbo dei possibili campioni, senza mai oltrepassarlo. Il numero 45 rossonero non ha la maturità adatta per essere un leader e, quando le cose non gli girano, prede la Trebisonda, diventa irascibile e si fa ammonire (se va bene) o cacciare.

RAMI’ E HONDA NON BASTANO – In queste condizioni pensare che gli ingaggi di Ramì e Honda possano bastare per rimettere in piedi la baracca è pura utopia. Nè il francese, né il giapponese sono giocatori dominanti in grado di aumentare la personalità zero della squadra. Né si può chiedere a Kakà, che sta trovando solo ora la continuità necessaria in termini di minuti, dopo quattro anni di semi inattività, di essere il salvatore della patria. Se veramente arrivasse Naingollan, come si mormora, il Milan allora acquisterebbe maggior peso e qualità nella zona nevralgica del campo, ma ancora non basterebbe. Per tornare ad avere un minimo di competitività, i rossoneri non posso prescindere dai recuperi di Pazzini ed El Shaarawi, gli unici capaci di togliere pressione a Balotelli, permettendo al numero 45 di essere meno asfissiato dalle difese avversarie e, di conseguenza, più tranquillo durante la partita e più decisivo.

EUROPA LEAGUE OBIETTIVO REALISTICO – Certo, un recupero monster per la rincorsa Champions è irrealistico. Più possibile agganciare il treno dell’Europa League, magari provando a vincere quella Coppa Italia che, fino ad ora, era solo uno scomodo intermezzo tra le partite di Champions e il campionato e ora si è trasformato in un obiettivo primario.  Come cambiano le cose, eh?  Per la ricostruzione rossonera occorrerà tempo e pazienza, perché lo scempio tecnico i cui il Milan attuale vive ha pochi precedenti. Ad Allegri spetterà il compito di transitare i rossoneri verso il nuovo corso rossonero targato Seedorf, cercando di limitare i danni per questa stagione. Poi, nella prossima stagione, si dovrà allestire una squadra, profondamente diversa da quella attuale, per cercare di riportare il Milan nelle posizioni che gli competono.

Davide Luciani

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