Daniel Degli Esposti
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Kobe Bryant: un ritorno dolceamaro

Il ritorno di Kobe Bryant ha dominato le cronache delle ultime settimane, ma i suoi Lakers continuano a faticare; riuscirà il suo carisma a risollevarli dalla mediocrità?

Kobe Bryant: un ritorno dolceamaro
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Kobe Bryant è tornato a giocare: nelle sue prime partite, il Mamba ha dovuto ricoprire lo spot di point-guard e ha faticato parecchio. Tornerà a mordere?

Nelle ultime settimane, Kobe Bryant è tornato a calcare i parquet del campionato NBA; gli appassionati di basket hanno atteso con ansia il rientro di uno dei giocatori più forti e carismatici del nuovo millennio. Sei mesi dopo la rottura del tendine d’Achille, il Mamba ha indossato di nuovo la maglia #24 dei Lakers e si è immerso nell’ennesima avventura agonistica della sua straordinaria carriera. Nonostante l’immensa voglia di spaccare il mondo che accendeva i suoi occhi, le sue prime partite hanno deluso le aspettative dei più ottimisti: i tifosi gialloviola speravano che Kobe riscattasse la squadra dalla mediocrità di inizio stagione e riportasse la Hollywood dei canestri sulle headlines della stampa sportiva mondiale. Bryant ha trasformato in realtà il secondo obiettivo, ma non è riuscito a togliere i suoi Lakers dalla melma del 50% di vittorie. Alcune scomode domande hanno iniziato a ronzare nelle menti degli addetti ai lavori: l’apporto del Mamba scuoterà il roster di Mike d’Antoni o LA dovrà rassegnarsi a vivere un anno interlocutorio in attesa di tempi migliori?

UN RECUPERO GRADUALE. Nonostante le grandi aspettative che la stampa aveva costruito intorno al suo rientro, le prime prestazioni di Kobe Bryant sono state molto lontane dai suoi abituali standard di rendimento. Questo fatto non ha sorpreso particolarmente i più accorti fra gli addetti ai lavori: neppure un androide maniaco del lavoro come il #24 può andare oltre i limiti del naturale recupero clinico dei terrestri. La rottura del tendine d’Achille non consente a nessun atleta di ritrovare la condizione ottimale dopo alcune settimane di riabilitazione; a 35 anni suonati, anche Kobe Bryant ha bisogno di un periodo di rodaggio prima di mostrare nuovamente al mondo tutta la sua forza, nell’auspicio che essa non sia stata scalfita dalla lunga inattività.

CERCASI PLAYMAKER. Il rientro di Kobe Bryant è stato reso ancora più difficile da un altro fattore inatteso: l’assenza di tutti i playmaker gialloviola. I Lakers non hanno fatto nemmeno in tempo a gioire per il ritorno della loro superstar che hanno dovuto fare i conti con gli infortuni di Blake e Farmar e con l’ormai cronica indisponibilità di Steve Nash. Il Mamba è stato costretto a giocare da point-guard e ha dovuto cercare di mettere in ritmo anche i suoi compagni; questo contrattempo ha complicato la sua ricerca di un nuovo equilibrio offensivo e di quella fiducia nel proprio corpo che i sei mesi di stop hanno necessariamente incrinato.

UN RINNOVO CONTROVERSO. Prima di rientrare in campo, Kobe Bryant ha ricevuto un riconoscimento importante: i Los Angeles Lakers gli hanno offerto un biennale da 48,5 milioni di dollari e lo hanno trasformato nell’eterna bandiera del nuovo millennio gialloviola. La cifra in questione ha fatto discutere molti addetti ai lavori: anche se il Mamba è una leggenda vivente, ha senso pagare così tanto un giocatore reduce da un infortunio così grave? Lui stesso non poteva accontentarsi di qualcosa di meno per tentare l’assalto a qualche free agent di spessore e riproporre una seria candidatura per il sesto anello? Queste domande troveranno una risposta soltanto nei prossimi mesi, quando il board dei Lakers si troverà ad allestire il roster per la prossima stagione. Oggi, non resta che godersi lo spettacolo di una superstar e di un top team che cercano di risalire e di tornare grandi; nell’universo americano, Hollywood non può mai accontentarsi di essere una comparsa.

Daniel Degli Esposti

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