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E’ possibile pensare ad un’Italia senza il calcio?

E’ possibile pensare ad un’Italia senza il calcio?
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ROMA, 30 MAGGIO – Nella giornata di ieri hanno fatto parecchio discutere le dichiarazioni del premier Monti, che al termine del vertice italo-polacco ha affermato che sarebbe utile fermare il calcio per 2 o 3 anni per consentire di restituire credibilità ad un movimento pesantemente messo in discussione da tutti gli scandali degli ultimi tempi. Le reazioni alle parole del Presidente del Consiglio non si sono fatte attendere e sono state quasi tutte di condanna per l’idea lanciata da Monti, ritenuta dai più praticamente impossibile da realizzare. Il più duro nel replicare alle affermazioni del premier è stato il Presidente del Palermo Maurizio Zamparini che ha definito Monti indegno per quello che ha detto e ignorante perchè ogni anno le società di calcio professionistiche versano allo Stato ben 800 milioni di Euro.

LO STOP DEL CALCIO SAREBBE GIUSTO O SBAGLIATO? – E’ innegabile che tutti gli scandali capitati di recente hanno minato le fondamenta del nostro calcio fino a renderlo un movimento ormai privo di credibilità, che viene visto all’estero come l’esempio della corruzione e dell’illegalità. Quanto capitato a Genova in occasione di Genoa – Siena, quando gli ultras rossoblu costrinsero i giocatori della squadra di casa a togliersi le maglie perchè ritenuti indegni di indossarle, e il calcio scommesse, che vede coinvolti un gran numero di tesserati e di società, sono solo le ultime situazioni che hanno portato il movimento ad un punto di non ritorno con la necessità di un’opera di pulizia che elimini dalla realtà calcistica italiana tutte le mele marce che circolano al suo interno. Tuttavia non bisogna dimenticare come nel calcio gravitino anche persone oneste e corrette, che mettono la loro passione al servizio dello sport preferito degli italiani. In caso di stop del calcio a rimetterci sarebbero anche i ragazzini di tutte le età che tutte le domeniche riempiono i campi sportivi di tutta Italia per praticare con passione e divertimento il loro sport preferito. Così come verrebbero penalizzate tutte le persone di tutte le età che praticano questo sport senza l’assillo di ottenere a tutti i costi dei risultati ma con l’unico scopo di passare qualche ora di svago e di serenità.

L’INDUSTRIA DEL CALCIO – Altro aspetto che rende l’idea di Monti di difficile attuazione è chiedersi cosa ne sarebbe di tutte le persone che hanno una professione legata in qualche modo al mondo del calcio. Giornalisti, fotografi, negozi di articoli sportivi, massaggiatori e fisioterapisti, ditte specializzate nella realizzazione e nella manutenzione di impianti sportivi sono solo alcuni degli esempi di come il movimento calcistico sia ormai diventato un’industria, capace di muovere enormi quantità di denaro, non sempre destinate ai contratti milionari dei calciatori maggiormente retribuiti. Il calcio poi è da sempre una fonte notevole di reddito per le casse dello Stato che incassano parecchio denaro dalle scommesse legali e dai concorsi mentre le società professionistiche versano ogni anno centinaia di milioni di Euro sotto forma di tasse applicate ai contratti stipulati dalle stesse con i propri tesserati. Un eventuale stop sarebbe quindi dannoso anche per il bilancio statale con la possibile conseguenza di nuove tasse da pagare a carico dei contribuenti già pesantemente provati dai sacrifici richiesti da questo periodo di recessione.

L’idea di Monti risulta quindi difficilmente realizzabile sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista economico. Quello che tutti si augurano è che finalmente il calcio italiano venga liberato da tutto il marciume accumulato in questi anni e che ritorni avere la credibilità giusta per tornare ad essere il passatempo preferito dagli italiani.

a cura di Mauro Leone

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