Enrico Cunego
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Ciclismo, nuove nubi su Armstrong: nel 1993 pagò per una gara

Nuova sconcertante vicenda per il corridore texano: avrebbe pagato 100 mila dollari per vincere la Million Dollar Race. Lo rivela l'ex cicilista Gaggioli.

Ciclismo, nuove nubi su Armstrong: nel 1993 pagò per una gara
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Uno strano "regalo di Natale" da parte di Armstrong

Uno strano “regalo di Natale” da parte di Armstrong

Un personaggio sempre più inquietante. Stiamo parlando di Lance Armstrong, l’ex vincitore di 7 tour de France consecutivi coinvolto in uno dei più grandi scandali di doping sportivo. Non è bastato sapere che il texano, il quale già gennaio scorso scioccava il mondo con le proprie dichiarazioni, ha sempre barato per vincere la grande classica di Francia, ora sembra emergere una nuova vicenda datata 1993, anno in cui un ventiduenne Lance si laureò campione del mondo facendosi così conoscere nel mondo del ciclismo. Erano ancora lontani i tempi del cancro, delle vittorie al Tour e delle rivelazioni sul doping, ma a quanto pare già all’epoca l’istinto a barare era già ben consolidato.

BABBO NATALE ARRIVA IN ANTICIPO – A parlare di questo fatto è l’ex ciclista italiano Roberto Gaggioli, corridore che ha trascorso gran parte della sua carriera negli USA, dove ha conosciuto una discreta fama nell’ambiente delle corse. Era una sera d’ottobre del 1993 e Gaggioli riposava in un hotel vicino Bergamo. Ad un certo punto qualcuno bussò alla sua porta: <<Era un giovane collega americano>> racconta Gaggioli<< Mi consegnò un panettone in confezione regalo augurandomi “Merry Christmas” e andò via. Nella scatola centomila dollari in biglietti di piccolo taglio. Quel collega era Lance Armstrong». Così, con un gesto degno del miglior corruttore, il ventiduenne Lance lascia velocemente la stanza di un Gaggioli completamente sbalordito. Ma cos’era dovuto questo “regalo” di Natale? Nel 1993 la Thrift Drug, multinazionale farmaceutica, lanciò una sfida denominata “Million Dollar Race“. Colui che avrebbe vinto 3 importanti competizioni ciclistiche statunitensi nell’arco di 20 giorni si sarebbe portato a casa il bel malloppo. Armstrong conquistò la prima vittoria in volata a Pittsburgh, Pennsylvania. Poi domino dal primo all’ultimo giorno di gara una corsa a tappe che si svolse nel West Virginia. Tra Lance ed il milione rimaneva una sola gara: la “Core States“, una durissima gara che aveva come punto d’arrivo il centro di Filadelfia.

UNA GARA “STRANA” – Favoritissimo alla vigilia della gara era proprio Gaggioli, che riferisce di essere stato avvicinato dal texano prima della corsa. Armstrong gli disse di essersi già messo d’accordo con la squadra di Gaggioli, la “Coors Light“, e che la cifra trattata era di 100 mila euro. La gara arrivò alla stretta finale con un gruppetto di 6 corridori: Gaggioli, Armstrong, l’americano Bobby Julich e quattro corridori italiani della Mercatone Uno: Canzonieri, Biasci, Pelliconi e Donati. Gaggioli ed Armstrong avevano un piano studiato: ad un cenno di mano di Lance Gaggioli fece finta di voltarsi lasciando così partire Armstrong verso la vittoria solitaria…ma gli altri? Beh, anche gli altri corridori non erano esenti da “complotti” col corridore di Dallas. Tramite il ragusano Canzonieri, Armstrong si mise d’accordo con la Mercatone Uno per una somma pari a 50 milioni di lire, regolarmente distribuiti ai 4 al Giro di Lombardia del 1993, sotto gli sguardi silenziosi e compiaciuti dei 4 corridori.

BEFFA FINALE – Il neozelandese Stephen Swart parla di altri 50 mila dollari dati da Armstrong per frenare lui e il suo team durante la corsa in West Virginia, un vero e proprio piano freddo e calcolatore aiutato ovviamente  dalla omertà di chi veniva interpellato. Ma al momento di ritirare l’agognato premio ecco la “batosta” per il texano: il milione di dollari era effettivo solo se ritirato in rate da 50 mila dollari per 20 anni. Scegliendo il ritiro cash il premio si riduceva a 600 mila dollari sottoposti a tassazione del 20%. Con i “creditori” da pagare Armstrong non poteva permettersi la prima opzione e perciò optò per la seconda, guadagnando così probabilmente solo un pugno di dollari.

Enrico Cunego

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