Davide Luciani
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Milan, due mesi per la Champions: la “mission impossible” di Allegri

Il Milan, guadagnato il passaggio agli ottavi di Champions, deve provare a risalire in campionato per tentare di agguantare almeno il terzo posto

Milan, due mesi per la Champions: la “mission impossible” di Allegri
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Riccardo Montolivo, uno dei più deludenti del Milan finora

Riccardo Montolivo, uno dei più deludenti del Milan finora

Unico sopravvissuto alla mattanza di Champions, il Milan, dopo la sofferta qualificazione contro l’Ajax, si interroga sulle sue prospettive future. Per quasi due mesi i rossoneri potranno concentrarsi solo sul campionato con un unico obiettivo: cercare di ridurre il distacco di 14 punti che li separa dalla zona Champions. Per centrare l’obiettivo, però, qualcosa deve cambiare nell’atteggiamento con cui i rossoneri affrontano le gare di campionato, ma anche nell’assetto tattico della squadra. Analizziamo punto per punto, i problemi dei rossoneri.

DIFESA DA SISTEMARE – Non c’è alcun dubbio che la difesa del Milan sia un vero e proprio colabrodo. In campionato i rossoneri hanno subìto 23 gol, un’enormità. Principali imputati di questo disastro difensivo è certamente la coppia Zapata-Mexès la cui media voto è ben sotto la sufficienza. Ma il (basso) valore della coppia titolare del Milan, che si conosce da tempo, non basta a spiegare l’ecatombe di gol subiti. Hanno pesato anche gli infortuni di Abbiati: Gabriel, promosso da terzo a secondo portiere ha dimostrato di essere un secondo Neto, alternando topiche clamorose a buone parate. E, come se non bastasse, l’infortunio di De Sciglio, ha privato i rossoneri dell’unico terzino “puro” in rosa, facendo diventare la fascia sinistra rossonera, territorio di conquista. L’Innesto di Ramì a gennaio e il recupero di De Sciglio possono essere importanti per dare maggior solidità dietro perché senza una difesa solida è impensabile fare strada nel campionato italiano.

TROVARE UN ASSETTO OFFENSIVO STABILE – Allegri quest’anno ha provato tanti di quei moduli offensivi da poterli giocare alla lotteria: dal 4-3-3, al 4-3-1-2 passando per il 4-3-2-1 e addirittura il 4-4-2. A tradire il tecnico sono stati tutti gli attaccanti, da Balotelli in giù. Ora Mario sembra (e sottolineiamo sembra) aver messo la testa a posto e il Milan ha ritrovato un punto di riferimento importante in avanti. Non si vive però di solo Balotelli e dunque, Allegri deve trovare la formula ideale per sfruttare al meglio gli uomini a sua disposizione. Assodato che El Shaarawi quest’anno vive un calvario a livello d’infortuni, al tecnico rimangono due soluzioni: insistere su Matri (fino ad ora un flop colossale), o, puntare dritto sul 4-3-2-1 con Balotelli punta centrale e Kakà e Birsa (in attesa di Honda) dietro a Balotelli.

Con l’innesto di Honda e il ritorno a pieno regime di El Shaarawi, Allegri opterà per un 4-2-3-1, sfruttando tutto il potenziale offensivo a sua disposizione per tentare la scalata alla zona Champions.  Contro la Roma però, con un solo trequartista a disposizione, data l’indisponibilità di Birsa, Allegri dovrebbe dare l’ultima chanche a Matri. Se fallisse anche lunedì, per l’ex juventino sarà dura provare a risalire nelle gerarchie da gennaio in poi.

CRESCITA MENTALE – C’è poi un aspetto che non è tattico, ma mentale. La squadra deve crescere a livello di personalità. Nel Milan ci sono molti calciatori che credono di giocare in una squadra di medio bassa classifica e non in un club di prima fascia come quello rossonero e affrontano quindi le gare molli e privi di carattere. Un nome valga per tutti: Montolivo. Quest’estate Allegri e Galliani gli hanno dato la fascia di capitano (togliendola di fatto ad Abbiati) perchè intendevano responsabilizzarlo maggiormente e farne il faro del futuro Milan. La cosa non ha pagato. La sciocca espulsione contro l’Ajax del numero 18 rossonero per poco non è costata l’eliminazione dalla Champions del Milan e ha dimostrato una volta di più che l’ex viola non ha il carattere e la personalità per guidare un club di prestigio. Questo Milan, insicuro e impacciato, ha bisogno di qualcuno che lo guidi e lo prenda per mano. Non necessariamente uno che gridi in mezzo al campo, ma un giocatore di cui i compagni possano fidarsi, che sappia incoraggiarli e abbia le qualità tecniche e/o caratteriali per tirarli fuori da situazioni difficili. L’identikit porta dritto a Kakà, non a caso promosso vice capitano dei rossoneri, ma anche a De Jong che, in ogni gara dà l’anima, risultando sempre tra i migliori. Il Milan ha bisogno che tutti i suoi elementi sputino l’anima e capiscano cosa vuol dire indossare la maglia rossonera, non solo in Champions, ma anche in campionato. L’assalto alla zona Champions quest’anno è molto più difficile rispetto agli anni passati, perché la concorrenza è aumentata, ma il Milan ha il dovere di provarci fino alla fine e per farlo deve iniziare a giocare da vera squadra, come finora non ha mai fatto.

Davide Luciani 

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