Michele Lasala
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Antoniazzo Romano, “pictor urbis” tra modernità e gotico internazionale

Aperta al Palazzo Barberini la prima grande monografica dedicata al più importante pittore romano del Rinascimento. Circa cinquanta le opere esposte.

Antoniazzo Romano, “pictor urbis” tra modernità e gotico internazionale
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Antoniazzo, “Madonna col Bambino”

Uno degli artisti meno conosciuti, meno noti, e forse meno studiati (controverso risulta essere, ancora oggi, il catalogo della sua opera) è Antonio Aquili, detto Antoniazzo Romano. Eppure, Antoniazzo ebbe un ruolo di grande rilievo, di grande importanza nella pittura romana del Quattrocento.

SCOPRIAMO CHI E’ – Nato con molta probabilità nel 1435 a Roma, dove visse tutta la sua vita, Antoniazzo si forma col padre in un clima ancora legato al gusto grazioso del gotico internazionale e alla tradizione figurativa romana, ma ben presto dovette venire a contatto con l’opera di Antonio da Viterbo, prima, e con quella, poi, di Beato Angelico e Benozzo Gozzoli; oltre che con le novità offerte dall’arte umbra e toscana, attraverso la mediazione di Piero della Francesca, di Ghirlandaio e di Perugino.

L’OPERA DI ANTONIAZZO – Molto vicino a Benozzo Gozzoli, effettivamente, l’Aquili è stato già nella sua prima grande tavola, quella raffigurante la Madonna del latte del 1464, oggi conservata nel Museo Civico di Rieti, ma proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio del Monte. In quest’opera Roberto Longhi scorgeva, giustamente, debiti, da parte di Antoniazzo, anche nei confronti di Carlo Crivelli, uno dei più grandi pittori veneziani del Quattrocento. E basti guardare, per non svuotare di fondamento l’osservazione del Longhi, gli ori che ornano la veste della Vergine, così dichiaratamente crivelleschi, o lo stesso trono su cui siede la Madonna, così fortemente evocativo, nella sua concezione spaziale, nella sua volumetria, delle architetture dipinte, dallo stesso Crivelli, nelle sue tavole. Il fondo oro che avvolge la Madonna e il Bambino, poi, è elemento che Antoniazzo mai abbandonerà; un elemento, questo, che lo tiene ancora fortemente legato al gusto del gotico internazionale, nonostante la indiscussa ed evidente modernità stilistica manifestata dall’Aquili lungo tutta la sua vasta produzione pittorica. Antoniazzo Romano guarda sì ai moderni, ma il suo spirito è ancora medievale, ancora bizantineggiante, ancora arcaizzante. I suoi occhi sono sì moderni, ma la sua lingua è ancora arretrata, ancora legata ad una sintassi morente. Contemporanea alla Madonna del latte è la commissione per la decorazione della cappella funeraria del cardinal Bessarione in Santi Apostoli. In quest’impresa Antonazzo fu affiancato probabilmente, come taluni sostengono, e a ragione, da Melozzo da Forlì. Troppo intenso dovette essere qui il dialogo fra i due maestri, troppo grande dovette essere il loro sodalizio.

Antoniazzo Romano, "Madonna del latte" (1464), Rieti,  Museo Civico.

Antoniazzo Romano, “Madonna del latte” (1464), Rieti, Museo Civico.

GLI ALTRI DIPINTI – A questa grande commissione seguono opere come il trittico per l’altar maggiore della chiesa di San Francesco a Subiaco, in cui forte è l’influsso di Piero della Francesca; poi il ciclo degli affreschi con Scene della vita di Santa Francesca Romana, dipinto nell’oratorio del monastero romano di Tor de’ Specchi nel 1468. Gli anni Settanta vedranno attivo Antoniazzo Romano nel campo delle immagini devozionali: dipingerà, infatti, numerosissime Madonne, in armonia col diffondersi a Roma del culto della Vergine. Al 1475 circa risale la Madonna di Papa Leone IX, conservata a Dublino alla National Gallery. È questo il periodo in cui Antoniazzo, per volontà dei committenti, dipinge una nutrita serie di tavole ispirate a schemi iconografici bizantini, come i modelli conservati nelle chiese romane. Numerose, inoltre, saranno le commissioni che l’Aquili riceverà dalla Confraternita dell’Annunziata alla Minerva a cominciare dal 1478, anno in cui il pittore è console della Confraternita dei pittori di San Luca di Roma. Per la Confraternita del Salvatore, invece, Antoniazzo dipingerà il trittico del Sacro Volto.

A FIANCO DEI GHIRLANDAIO – Ma prima di queste importanti commissioni, l’Aquili lavorò a fianco di Davide e Domenico Ghirlandaio (questi diventerà il maestro di Michelangelo), poi assieme a Melozzo da Forlì, nella decorazione ad affresco della Biblioteca vaticana “segreta” e di quella “grande”. Antoniazzo ebbe anche commissioni da parte degli spagnoli, tra cui quella della Assunzione della Vergine, in una cappella della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, o quella per dei lavori sulla tomba di Alfonso di Pardinas, dove probabilmente l’Aquili dipinse un affresco oramai perduto.

UN PUNTO DI RIFERIMENTO – Intensissima fu, dunque, l’attività pittorica di Antoniazzo Romano, e di grande rilievo. Non fu mai, infatti, l’Aquili, ai margini della scena artistica romana. Fu, anzi, un punto di riferimento per tutti quegli artisti che da ogni parte di Italia giungevano nella città dei papi. Nonostante questo, però, anche Giorgio Vasari non parla mai estesamente dell’Aquili; anche Vasari tende a gettare un’ombra di silenzio sul più grande pittore del Quattrocento romano.

LA MOSTRA – Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Roma, diretta da Daniela Porro, presenta la prima mostra monografica dedicata al pittore rinascimentale Antoniazzo Romano. La rassegna, promossa e organizzata dalla Soprintendenza e curata da Anna Cavallaro e Stefano Petrocchi, è allestita negli ambienti monumentali dedicati alle mostre temporanee al piano terra di Palazzo Barberini.

La mostra sarà aperta fino al 2 febbraio 2014.

Michele Lasala

 

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