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Roma, serve un centravanti! E’ la storia a dirlo

Da Amadei a Pruzzo, passando per Batigol, alla Roma manca il n.9 per vincere

Roma, serve un centravanti! E’ la storia a dirlo
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“Vincere a Roma è molto difficile!”. Lo disse un certo Don Fabio”, no non parliamo di uomini di chiesa, ci riferiamo all’ultimo allenatore che portò lo scudetto a Roma, quel Fabio Capello che sotto le veci di uno straordinario presidente, Franco Sensi, costruì una squadra talmente competitiva da conquistare nella Capitale, sponda giallorossa, il terzo scudetto della sua storia calcistica. Eppure, quell’espressione a caldo dell’attuale c.t. della nazionale russa, viene considerata tutt’ora una critica fuori luogo e molto fastidiosa da ogni cuore giallorosso che si rispetti. A Roma è così, prendere o lasciare, quando si vince si stà in cielo, e quando si “pareggia”..si scivola più del dovuto nel vortice depressivo.  Dopo aver perso testa della classifica e ben otto punti nelle ultime quattro giornate proprio dalla Juventus nemica storica, ecco che l’attenzione romanista ha cominciato a divergere verso la lotta al terzo posto (Champions League).  All’Artemio Franchi, la Fiorentina allenata da Vincenzo Montella, il centravanti dell’ultimo scudetto capitolino, batteva l’Hellas Verona davanti agli occhi di un  più che commosso Gabriel Batistuta in tribuna; guarda caso altro fattore e altro centravanti di quella Roma scudettata, ex capitano e icona dei gigliati. Proprio i viola saranno i prossimi avversari della truppa di Rudi Garcia, come sappiamo, al fato spesso non manca il senso dell’ironia.

L’IMPORTANZA DEL CENTRAVANTI – Sempre Capello sposava l’idea che una grande squadra debba avere un grande asse portante che parta dal centrale difensivo, passi per il  centrocampista mediano e termini col grande centravanti d’area. Il concetto è quello di togliere profondità agli attaccanti, mantenendo una linea difensiva a ridosso dell’area di rigore, con centrocampisti, ali e attaccanti che hanno il compito di proteggere la difesa pressando i portatori di palla avversari. Compito delle grandi squadre è infatti quello di superare due linee difensive folte di uomini dietro la linea del pallone e quando il giuoco, gli schemi e la manovra diventa meno efficaci ecco che la possibilità di disporre di un centravanti d’area può diventare determinante per sbloccare il risultato. Lo sapeva Don Fabio in quel 2001, e lo sapeva Rudi Garcia la scorsa estate quando cercò invano di trattenere Osvaldo; la storia raccontata dagli almanacchi del nostro calcio recente affianca al titolo di Campione d’Italia centravanti di razza come Van Basten, Weah e Shevchenko in casa Milan; Vialli, Inzaghi e Vieri alla Juventus, senza dimenticare Trezeguet e Ibrahimovic addirittura determinante sia a Milano che a Torino.

LA STORIA PARLA DA SOLA – Numeri e statistiche, per carità,  come quelle che dimostrano come il campionato di calcio si vinca quasi sempre con la miglior difesa, al momento sconfessati dal primo posto della Juventus proprio a discapito della linea difensiva della Roma, la meno battuta del torneo.  D’altra parte impossibile dimenticare il contributo di Amadeo Amadei, uno dei più forti cannonieri della storia del calcio italiano,  nella stagione del 1941-’42 anno del primo scudetto giallorosso, così come bomber Pruzzo decisivo nella stagione 1982-’83. Ancora più evidente l’importanza di disporre di due centravanti fuoriclasse in occasione dell’ultimo tricolore nella Capitale, con Batigol ad incidere nel girone d’andata e i 13 gol in 19 presenze di Montella (tra cui il gol scudetto in occasione del 2-2 a Torino nello scontro diretto) nella parte finale della stagione.

In casa Roma è tempo di riflessioni, difficile pensare che il solo Totti possa sobbarcarsi l’intero peso dell’attacco giallorosso, scelta difficile, quanto ingiusta, se consideriamo che il più grande calciatore della Storia della Roma meriterebbe un partner d’attacco senz’altro migliore del velocista Gervinho o dei giovani Florenzi e Ljajic tutt’altro che bomber.

Numeri, curiosità, dati ed almanacchi, a Trigoria sono liberi di non crederci, ma Sabatini e Pallotta sono chiamati a rispondere nel mercato invernale.

Daniele Maimone

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