Enrico Steidler
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I “pulcini”? Roba “vecchia”: ora arrivano gli “embrioni”

Orizzonti della scienza e della tecnica: ha solo 20 mesi di età Bryce Bites, il più giovane calciatore belga

I “pulcini”? Roba “vecchia”: ora arrivano gli “embrioni”
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Roba da Guinness dei primati. E da galleria degli orrori. Il Racing Boxberg, piccolo club della città mineraria di Genk, in Belgio, ha infatti tesserato un bambino di appena venti mesi di età. Bryce Bites, questo il nome del baby-Maradona delle Fiandre, “ha un controllo di palla incredibile” – dichiara gongolando il dirigente Dany Vodnik – e ora le sue mirabolanti prestazioni sono assicurate (con tanto di clausola rescissoria) per almeno dieci anni. “Bryce ha già un tocco di palla e una tecnica che non hanno neanche bambini molto più grandi di lui, dribbla come un vero fuoriclasse ed effettua passaggi in tutte le direzioni. Se gli chiedi di calciare il pallone per tre o cinque metri lui è in grado di farlo, ma non si può ancora farlo giocare con i bimbi di 5-6 anni” – chiosa Vodnik con surreale autoironia involontaria – “dobbiamo rimanere cauti“.

FATE LARGO AGLI EMBRIONIBusiness no limits, quindi, e se si considera che Bryce non è neppure il più giovane calciatore di sempre (il record assoluto appartiene a Baerke van der Meij, che aveva soltanto 18 mesi quando fu messo sotto contratto dagli olandesi del VVV Venlo nel 2011) è facile immaginare cosa ci riserva il futuro. Se oggi è consentito tesserare i neonati, o quasi, domani toccherà ai feti. Non i feti qualunque, naturalmente, ma quelli forse “predestinati”. Melissa Satta è in dolce attesa di un potenziale “PrinceBoateng? Chissà, forse qualcuno ci sta già facendo un pensierino.

DAI “PRIMI CALCI” ALLE “PRIME INFILTRAZIONI” – Anche dalle nostre parti i “pulcini” (cioè i bimbi di età compresa fra gli 8 e i 10 anni) sono ormai diventati degli esperti, se non proprio dei veterani come accade sulle rive del Mare del Nord: prima di loro, infatti, c’è la categoria dei cosiddetti primi calci o piccoli amici, frugoletti di 6-8 anni che giocano partite di 30 minuti su campi formato bonsai (35×25 metri) per la gioia dei loro sognanti genitori. Altrove, invece, sembra non esserci alcun limite, e la cosa più sorprendente è che il caso di Baerke & Bryce provenga da Paesi peraltro civilissimi come l’Olanda e il Belgio. Primi calci, dunque, prime entrate a piedi uniti e primi infortuni ancor prima di andare all’asilo: se il calcio è una metafora della vita, l’estinzione si avvicina.

L’INFANZIA RUBATA – Ma cos’è più grave, in fondo? E’ più grave che un bimbo di 20 mesi venga messo sotto contratto da una società di calcio o che la notizia venga riportata (anche in Italia) come se si trattasse di un Curiosport qualsiasi, qualcosa di simile al seno sbucato a tradimento dal décolleté di una tennista? E cos’è più allarmante? Che un genitore ridicolizzi il concetto di “patria potestà” o che lo Stato gli dia la possibilità di farlo? Che la nostra fosse una società mangiatrice di uomini si sapeva (e i tragici fatti di Prato ne sono l’ennesima conferma), ma ora che dobbiamo aggiungere anche i “piccoli amici” al fiero pasto della belva il senso di nausea diventa quasi soffocante. Certo, i baby-emuli di Messi e Ronaldo sono molto più fortunati dei bambini avviati alla fabbrica di mattoni, ma se non è il destino a renderli uguali c’è tuttavia il loro uso ad accomunarli. Anzi, l’abuso.

Enrico Steidler

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